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Fanfole di Nicola Villa

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Aereo per Torino (tutto inizia all’alba)

Il mio viaggio per Torino, per la capitale del libro, inizia prestissimo, alle sei di mattina all’aeroporto di Fiumicino. Si potrebbe dire che la mia fiera del libro inizi a Fiumicino. Infatti sul volo Blu Express delle ore 6:45 riconosco già due scrittori: il barese Nicola Lagioia e la somala Igiana Scebo. Chi avrebbe mai detto che gli scrittori fossero così autolesionisti? Per prendere questo volo mi sono dovuto svegliare un’ora prima dell’alba e dire che abito relativamente vicino all’aeroporto. Lagioia, una vecchia conoscenza ormai, mi racconta le sue vicissitudini notturne, un complicato incastro di arrivi e partenze, di coincidenze aeree e eventi culturali, che giustificano la sua sonnolenta presenza. Intanto la Scebo si chiude in un’ostinata lettura di un libro, mentre le si chiudono gli occhi inesorabilmente. Quando il carrello rientra nella pancia dell’aereo, che in obliquo sorvola il Tirreno decollando, forse preso da una paranoia dovuta al sonno mattutino o proprio dal sogno (forse già sonnecchio), incomincio a sospettare che l’aereo sia pieno di scrittori che vanno a Torino. Tutti i passeggeri mi sembrano abbiano un’espressione contrita, tipica della creazione artistica narrativa, e che nel loro svogliato occhio agli oblò dei finestrini ci sia il mistero che avvolge le personalità che hanno a che fare con la letteratura. Per quanto ne so l’uomo davanti a me che inforca gli occhiali e legge il giornale potrebbe essere Alberto Arbasino. Oppure chissà chi si nasconde dietro quella vecchietta seduta al 23C? Per aspetto e età potrebbe assomigliare al neo premio nobel Doris Lessing, ma sfoggia ben presto un dialetto marchigiano, a scanso di equivoci. O ancora quel ragazzone che dorme dietro gli occhiali da sole potrebbe essere uno scrittore sudamericano. E infine quel vecchietto che dorme a bocca aperta, vicino ai bagni, assomiglia vagamente a Raffaele La Capria, che tralaltro è in programma agli incontri della fiera. Poi mi rendo conto che anche i passeggeri più anonimi potrebbero nascondere uno scrittore, magari ancora sconosciuto. Ormai tutti scrivono: è difficile trovare un non-scrittore. Anche l’hostess, che mi chiede se voglio acquistare un profumo o un peluche a ottomila metri d’altezza, potrebbe essere una scrittrice a tempo perso e avere due o tre romanzi nel cassetto. Anche il pilota, tra un volo e l’altro, si potrebbe dilettare sulle pagine di un suo manoscritto con argomento aereo, per forza. E pure quel ragazzino che non sta mai fermo potrebbe aver ideato una serie di racconti fantasy. Insomma quando atterro all’ombra della mole, vedo scrittori ovunque, il mondo mi sembra pieno di scrittori, tutti scrittori e nessuno, di conseguenza, lettore. Sobbalzando sulle ruote, l’aereo mi sveglia, sudato, che non mi sento più il braccio, col collo indolenzito. L’incubo che ho fatto in volo non sembra poi così distante dalla realtà.