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Fanfole di Nicola Villa

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Itinerari letterari e torinesi (e confusi)

Dicono che Torino sia molto cambiata in questi anni. Tutta colpa delle olimpiadi. Il suo fascino antico permane, ma ormai sembra incanalato per il turismo, in una vetrina continua tra le piazze e i portici. Come le sue contraddizioni: la città monarchica e operaia allo stesso tempo, in cui si mescolano magia bianca e nera, giovane e vecchia insieme, vitale e stanca. Mi ritrovo davanti a un bivio: devo scegliere quale aspetto della città visitare e approfondire. A parte la frivola e effimera “Torino by night”, una vera e propria movida tra bar che fanno l’aperitivo che una cena (ricchissima di pietanze diverse) e pub gestiti dai calabresi immigrati di quarta generazione, discoteche fighette e i murazzi (il lungo Po’) abitato dai cloni dei Subsonica, il gruppo rock locale. Alla fine mi intestardisco su degli itinerari poco battuti: gli scrittori morti. Il primo che trovo è abbastanza facile. Appena usciti dalla stazione centrale, quella di Porta Nuova, una delle prime scritte luminose che scintilla la sera, in corsivo, è quella dell’Hotel Roma. Al terzo piano dell’hotel, nella stanza 346, morì una sera del 1957, Cesare Pavese, forse per dolore d’amore. La stanza era occupata, il giorno della mia visita, ma mi è bastato calcare la hall polverosa dell’ultima residenza di Pavese. Un’altra ultima dimora, che ho cercato invano, è stata quella di Primo Levi che si suicidò buttandosi nella tromba delle scale. Cercandola, ho trovato la casa Nietsche dove, nel 1888, scrisse il suo capolavoro “Ecce homo”. Alla fine scopro che il mio hotel di periferia (il President, vicino alla stazione Dora) ha ospitato nel 1980 Michael Jackson per due notti, durante un suo tour di concerti in Europa. Questa scoperta mi sembra la degna conclusione alle mie sconclusionate ricerche.

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bell'articolo!