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Fanfole di Nicola Villa

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Saturno Film Fest: la storia al cinema

Dal 22 al 27 settembre si è tenuto a Alatri, nel cuore della Ciociaria, la quarta edizione del Saturno International Film Festival. Un giovane festival particolare che affronta il rapporto tra Cinema e Storia, di come il Cinema si occupa della Storia. L’anno scorso, la terza edizione era stata vinta dal film Il falsario-Operazione Bernhard del regista viennese Stefan Ruzowitzky vincitore, in seguito, dell’Oscar come miglior film straniero. Quest’anno, come ogni anno, il festival è stato preceduto da un seminario di studi a cui hanno partecipato 20 studenti (e io ero nel numero) e al quale sono intervenuti numerosi storici, professori, registi e operatori della televisione impegnati nei documentari sulla Storia.

Sono stati giorni di dibattiti e scontri, di problematizzazioni e interrogativi su come il Cinema possa mediare i fatti e gli avvenimenti storici. La Storia è infatti un tema di grande attualità. Appare evidente che sta attraversando uno dei suoi momenti più cool e più commerciali. I documentari storici fanno parte di un’importante fetta del palinsesto televisivo, le fiction storiche subiscono pressioni politiche per essere realizzate (si pensi al “Barbarossa” per la Lega Nord o al “Cuore nel pozzo” sulle foibe per Alleanza Nazionale) e le librerie si riempiono di generi che sconfinano tra la finzione e i fatti storici realmente accaduti (tutto il New Italian Epic dei Wu Ming ruota intorno al tema della Letteratura e della Storia). Il motivo risiede nella politicizzazione della Storia, del suo utilizzo da parte del potere politico per affermarsi e confermare il suo potere. Il termine “revisionismo”, così in voga, non spiega bene il fenomeno e è usato a sproposito: alcune operazioni di riscrittura della Storia sono delle vere e proprie speculazioni sul passato per screditare il presente e la coscienza collettiva. Un esempio per tutti è la criminalizzazione della Resistenza da parte del giornalista Pansa, il quale ha fatto seguire a un libro provocatorio e discutibile, un altro libro di risposta alle critiche e alla prossima Festa del Cinema di Roma presenterà un documentario sulle sue presunte verità rivelate. Insomma la Storia non solo vende, ma è anche uno strumento di regime, di propaganda, come già aveva previsto Orwell in 1984.

Ma torniamo al Seminario nel quale sono stati affrontati diversi temi tra i quali il ruolo del documentario dal sociologo francese Sorlin, il rapporto con la televisione dalla professoressa Roghi, il sempre attuale tema del cinema e fascismo dal critico e direttore del festival Laura, il cinema al servizio della storia dallo storico Gori. Il tutto sotto lo sguardo del presidente onorario del Festival il regista Giuliano Montaldo, autore di film storici come Sacco e Vanzetti e Giordano Bruno. Il secondo giorno il seminario è stato infuocato da una tavola rotonda di chi il cinema lo fa: sono intervenuti i registi Moscati e Greco, la critica Silvestri, i documentaristi Savoca e Linguiti e la produttrice Li Sacchi. A conclusione di questa, il dibattito si è spostato sul (brutto) nuovo film di Marco Tullio Giordana Sangue Pazzo sulla storia tragica dei due divi fascisti Valenti e Ferida. Il giudizio negativo sul film è stato unanime dopo anche la proiezione del ben più corretto documentario di Moscati Passioni Nere sullo stesso tema.

Un tema non detto che ossessivamente ha seguito sottotraccia i lavori del seminario è stata la valutazione dello stato attuale del Cinema italiano, di questo rinnovato stato di grazia. Film come Il divo e Gomorra non sono in teoria dei film storici, ma parlano del passato e del presente in un modo artistico che trascende le differenze tra documentario, cronaca e fiction. Sono due rappresentazioni del potere che ci hanno riguardato e ci riguardano tutti e infatti hanno avuto lo stesso impatto sociale dei film neorealisti: tutti li hanno visti, tutti gli italiani si sono sentiti coinvolti. Possono essere considerati dei film che affondano nell’antropologia del nostro popolo come lo sono stati Paisà e Ladri di biciclette. In particolare Gomorra di Garrone è quello che più si avvicina all’opera di Rosselini con le sue cinque storie (in Paisà erano sei) che parlano di Scampia, Napoli e l’Italia. Gli uomini che appaiono in Gomorra siamo noi, siamo quello che siamo diventati. E questo porta altri interrogativi: se Paisà usciva nel 1946, un anno cruciale per la storia nazionale, e se sempre il Cinema in Italia va a braccetto con la storia (vedi il boom e la commedia all’italiana), allora che significa questo 2008? Perché questo 2008 è un anno cruciale? Che cosa è successo? Nulla è cambiato e è cambiato tutto: centra l’epocale vittoria di Berlusconi al culmine e a conclusione di una rivoluzione che ci ha cambiato radicalmente. Solo gli storici, in futuro, ci diranno che cosa siamo e cosa siamo diventati.