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Fanfole di Nicola Villa

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Intervista a Mario Desiati

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Mario Desiati è uno scrittore pugliese di 30anni che ha pubblicato tre libri: Neppure quando è notte (PeQuod, 2003), Vita precaria e amore eterno (Mondadori, 2006) e Il paese delle spose tristi (Mondadori, 2008). Di quest’ultimo romanzo si è tanto parlato, tanto che sono comparsi articoli dalle pagine dell’inserto domenicale del sole24ore che da quelle di Vanity Fair. Desiati, redattore della storica rivista fondata da Moravia e Siciliano, è considerato l’erede simbolico di quest’ultimo per stile e tematiche. Sicuramente è uno dei più interessanti e originali narratori trentenni di questi anni.  

Partiamo dal titolo: dopo due libri che raccontavano di due trapiantati a Roma, due romanzi in cui ti confrontavi con la città, con questo tuo terzo c’è un ritorno in Puglia e proprio nella tua città Martina Franca. L’ambiente però è molto oppressivo e l’infelicità a cui sono costrette le donne sembra proprio antropologica e sociale. E questa sembra proprio una ferita quando dici “ciascuno di noi poteva contare nel proprio albero genealogico una sposa infelice”.

Alla base del romanzo c’è la leggenda delle spose infelici, le donne che sono costrette a sposarsi contro la loro volontà. Ma è sotteso un certo percorso che la provincia ti costringe a fare. E il simbolo di questo percorso, la realizzazione, è il matrimonio pomposo da 50mila euro, col servizio fotografico, il banchetto luculliano. Il matrimonio è il simbolo di un percorso a cui i giovani sono costretti a intraprendere. Sembra impossibile nel 2008 ma è così: io stesso che sono tra virgolette scrittore che vive a Roma, che appartengo, sempre tra virgolette, a una elite intellettuale (anche se rifuggo questa etichetta) sento molto questa legge non scritta sulla realizzazione di vita tramite il matrimonio. E questa è un condizionamento psicologico che vale per altre cose come il lavoro, la politica, la cultura, la non-cultura. Alla fine è il conformismo. E il fatto che ci siano delle spose che si ribellano è una forte metafora.

E la regina di queste spose infelici è il vertice di un triangolo amoroso: Annalisa sembra incarnare insieme il tragico e il magico del sud. È quasi una visione.

È un personaggio che amo moltissimo Annalisa e non ero mai soddisfatto di come la rendevo, tanto che ho riscritto le sue parti più delle altre. Lei è il fulcro della storia anche se scompare molte volte quasi fosse un essere ultraterreno, ectoplasmatico. Annalisa ha degli elementi molto antichi e anche molto moderni: a esempio non possiede una libertà sessuale sana, ma è come se fosse un animale pornografico, figlio della nostra epoca (nel quale siamo tutti, in fondo, animali pornografici con le nostre ossessioni e il nostro immaginario). E tutti i personaggi del romanzo hanno delle sacche di antico, di un passato che non passa, e tutti sono condannati a una condizione di solitudine e tristezza. I personaggi di questo romanzo sono tutti ossessionati dall’infelicità perché percepiscono la loro diversità. Nessuno di loro ha la forza di fare una scelta radicale per uscire da questa condanna.

Parliamo dello stile: ho letto la stroncatura che ti ha fatto Giovanni Pacchiano sul “Domenicale” del sole24ore del 19 ottobre e non sono d’accordo sullo stile definito di metà ottocento (magari molto novecentesco alla Siciliano e Arbasino), né che “suona falso” il metaforismo. Trovo che il tuo linguaggio sia molto difficile e quasi un rifugio non nella finzione, ma una reinterpretazione della realtà.

La critica che mi fa il sole24ore è interessante perché apre un annoso dibattito su un certo tipo di scrittura dei narratori meridionali. C’è un registro in questo romanzo simile alla rottura sintattica della poesia, una trasfigurazione della realtà, una scrittura carnosa come sono carnosi i personaggi di questo romanzo che io sentivo palpitare. Questo stile non è mai piaciuto a una linea critica italiana. Capisco la perplessità, ma la mia scelta è ponderata: avrei potuto scegliere una scrittura asettica con meno secondarie, meno aggettivata, meno enfatica come è stata in Vita precaria e amore eterno, però non apparteneva alla visione del romanzo. I personaggi del romanzo sono tutti al di sopra la realtà. Vivono cioè una realtà sopra-eccitata e questa prosa è adatta al loro vissuto. 

La storia è ambientata negli anni ’90 a Taranto, durante l’ascesa di Cito, che è in piccolo l’ascesa di Berlusconi e delle nuove destre in Italia. È sempre uno sfondo ma sembra un orizzonte inevitabile e catastrofico. Che cosa ne pensi?

Cito è l’esempio più luminoso del berlusconismo di provincia in Italia. La parabola è la stessa: televisione-sesso e vanità come aumento dell’audience; antipolitica come esordio; destra come orientamento; delegittimazione dell’avversario; demagogia come controllo populista del consenso; il discorso sulla sicurezza. Quello di Cito è un discorso troppo simile a quello di Berlusconi, ma poi ha avuto un esito diverso. Cito era solo un geniale incantatore di serpenti. La parte iniziale dell’epopea citiana serve per far capire come una certa Italia vive con questo sogno di un uomo rassicurante. Proprio Veleno, il prototipo del piccolo borghese, è il più affascinato da Cito, mentre Zazà è quello che resiste perché ha la spina dorsale. 

Progetti per il futuro?

Ho in testa due libri. Uno sulla pornografia che potrò scrivere anche tra dieci anni. Il rapporto tra pornografia e senso di morte: nel senso che sempre di più si stanno toccando il senso del piacere e il senso del dolore. Una tensione verso il piacere che sconfina nella voglia di annullarsi. E poi ho in progetto un romanzo famigliare sempre ambientato in Puglia sullo sfondo del dramma dell’eternit, dell’amianto. Mi piacerebbe raccontare le storie degli emigranti pugliesi che sono andati a lavorare negli anni sessanta in Svizzera all’Eternit di Zurigo e sono tornata nei loro paesi e dieci anni dopo si sono ammalati e sono morti lasciando intere schiere di orfani. Esistono paesi lucani e pugliesi abitati solo da orfani. 

Commenti

Del romanzo di Desiati ho scritto qui: http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=2725