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Fanfole di Nicola Villa

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Lettera a Babbo Obama

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Caro Obama,

fino a quando avevo dieci anni, in questo periodo dell’anno, scrivevo sempre a Babbo Natale per chiedere i regali e esprimere i miei desideri filantropici, tipo la-pace-nel-mondo. Poi qualcuno mi ha detto che non esisteva ma io avevo smesso di crederci quando non esaudiva più i miei desideri, anche quelli più piccoli, e verso la fine di dicembre non ho scritto più lettere fino a oggi. Oggi, infatti, riprendo la carta da lettere dimenticata nel cassetto, lecco la punta della biro e ti scrivo una lettera di Natale, perché non credo più nel vecchio grasso vestito di rosso che vive in Lapponia, ma credo in un avvocato 47enne che vive a Chicago e è diventato presidente degli Stati Uniti: credo in te.

Quest’anno che viene, caro Obama, vorrei una casa o almeno la possibilità di avere una casa tutta mia. Qui gli affitti sono indecenti e per un ragazzo come me è impossibile trovare una stanza, quindi, ti prego, regalami un tetto sotto il quale dormire e vivere. Ma non voglio prestiti, non voglio accendere mutui con le banche, non voglio indebitarmi. Lo so che è tempo di crisi, che non ci sono soldi, proprio per colpa delle case, ma ti suggerisco di andare a cercare i soldi nelle tasche di chi questo buco economico lo ha creato negli ultimi anni: i ricchi. A Washington ne troverai molti, ma anche qui da noi non scherzano: amministratori delegati, presidenti del consiglio, imprenditori. Questa è la loro crisi, non è la nostra, e la devono pagare loro. Quindi quest’anno non voglio trovare sotto l’albero pacchetti e pacchettini subprime, ma voglio una casa dove mettere l’albero.

Caro Obama quest’anno sono stato buono: ho preso la macchina raramente, mi sono sempre mosso a piedi, in tram e metro, e quando c’era il sole ho preso la bicicletta. Ho fatto la raccolta differenziata dei rifiuti e quando mi lavo i denti non lascio mai scorrere l’acqua invano. Ho condotto una vita a impatto zero e mi merito un regalo da parte tua e non il solito carbone, quello delle fabbriche che emettono anidride carbonica e polveri sottili, quello della macchine che producono smog e quello dei rifiuti che inquinano il terreno, le acque e l’aria che respiriamo. Mi merito un futuro verde e, come hai promesso, trasforma tutta l’energia sporca in pulita, togli la data di scadenza sul pianeta terra.

Caro Obama, la tua elezione alla casa bianca è stata storica, ma qui da noi non è cambiato nulla e siamo ancora all’età della pietra. Qui da noi non sarà mai possibile che uno come te salga a capo del paese: ti immagini un presidente italiano di origine albanese? uno inglese di origine jamaicana? uno francese di origine algerina? uno tedesco di origine turca? La lotta dei diritti e delle discriminazioni in Europa è ancora lunga e qui in Italia la politica è collusa, corrotta e mafiosa. Rappresentaci tu che qui non ci rappresenta più nessuno.

Caro Obama non ti voglio chiedere troppi regali, am quest’ultimo è il più importante di tutti. Come sai chi ha governato il mondo prima di te non ha fatto altro che peggiorarlo e a farlo regredire bombardando e uccidendo i più poveri per meri interessi economici. Quindi ritira tutti soldati americani dall’Iraq e dall’Afghanistan, non bombardare il Pakistan per le tensioni con l’India, intervieni in Palestina per fermare i delitti e per difendere il diritto all’esistenza dei popoli, vai in Africa, nella quale ci sono metà delle tue origini, e butta acqua su tutti i fuochi dei conflitti che la incendiano. Come quando scrivevo a Babbo Natale e come miliardi di esseri umani, ti esprimo solo un desiderio: la-pace-nel-mondo.

Ti prego non deludermi e fai in modo che io continui a credere in te.

Buon Natale.