Una sorpresa davvero, un piccolo capolavoro il libro dello
scrittore irlandese Gerard Donovan, il suo terzo, pubblicato dalle “mele” di
Donzelli e tradotto da Bianca Lazzaro. Julius – il solitario, titolo originale Julius Winsome, nome e cognome di un uomo che vive da solo in una baracca del Maine
al confine con il Canada, in mezzo alle foreste. Una vita da poco passata a
leggere i libri che il padre ha raccolto, catalogato e stipato nella baracca in
diverse migliaia, come isolamento dalla vita sociale, dal mondo esterno e dal
freddo dell’inverno. Ma quando ritrova il suo cane sparato da un fucile
intenzionalmente, Julius intraprende una vendetta seriale uccidendo tutti i
cacciatori che si affacciano sul suo territorio, con la freddezza e la
precisione di uno sniper della prima guerra mondiale. Insieme alla perdita del
cane Julius Winsome subisce anche la perdita del suo presente, l’unica
cosa che possiede, intraprendendo un viaggio mentale a ritroso nella sua storia
personale: le storie di guerra del nonno e del padre, la madre morta per
metterlo alla luce, una accidentale e probabile compagna di vita perduta per
sempre.
Donovan ricorda un McCarthy non cattolico e forse più antico e per il rapporto con la natura e gli animali, soprattutto il cane, fa pensare al Jack London di Il richiamo della foresta di Zanna bianca, ma anche dei racconti come Farsi un fuoco, dove c’è la finale sconfitta dell’uomo di fronte alla natura. Non solo: l’azione, la vendetta e la freddezza sembrano di un Peckinpah senza derive fasciste (si pensi a Cane di paglia), mentre la costruzione del personaggio assomiglia a quella fatta di recente dall’austriaco Glavinic ne Le invenzioni della notte. Nonostante la brutta edizione (sembra un libro stampato su internet tipo da ilmiolibro.it) e il prezzo, 16 euro un po’ troppi per meno di duecento pagine, il romanzo di Donovan è assolutamente imperdibile.
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