Analizzando l'anti-femminismo di Nietzsche, Derrida era arrivato alla conclusione provocatoria che la donna è l'antitesi della verità filosofica. Ora questo incipit è assolutamente gratuito e non sono in grado di esprimermi oltre (rimando a questo articolo: qui), ma mi è venuto in mente, questo riferimento, leggendo Le onde di Virginia Woolf, il suo romanzo più sperimentale datato 1931, che aveva lei stessa definito "mistico" e "senza occhi" ovvero "eyeless". Le onde è un libro molto arduo nonostante il suo sperimentalismo pulito che lo ha portato a essere, in fin dei conti, meno riuscito di due capolavori come Orlando e Gita al faro. A differenza delle opere precedenti, Woolf abbandona il modernismo e si affida a due sole modalità: i soliloqui di sei personaggi e gli interludi lirici impersonali. Come ha sottolineato Nadia Fusini (che ha curato pure la traduzione del libro), l'obbiettivo è quello di arrivare a una sospensione del linguaggio, che diventa quasi confessionale, per concentrarsi su un "ritmo sempre uguale, eternamente mobile, eternamente ripetitivo delle onde". Il ritmo e la musica sono la forma di una narrazione che non si nega a squarci di un realismo sconvolgente: più Woolf ricerca, più la mimesi è precisa. Sia per la scelta della trattazione delle unità di tempo, che per la sottotraccia che si insinua in tutta l'opera, Woolf adotta come modello una delle ultime, forse proprio l'ultimissima, opere di Shakespeare: la più mitologica, folkclorica, magica, riflessiva, rigenerativa dei romances: La tempesta. Le onde non si rifà solo per il clima marino e l'atmosfera aurorale, ma richiama proprio il tema della crescita che è quella di Ferdinando, il tema della falsa utopia della giovinezza, il tema del ritorno e del mare (il più letterario), e ci sono alcuni forti richiami come l'invettiva finale molto simile a quella di Calibano. Tutta l'opera di Woolf è attraversata da questo riconoscimento continuo tra i personaggi, uno svelamento dell'illusione tipico di una scrittura fortemente femminile. Anche in Shakespeare l'elemento femminile ha una sua forte ambiguità e porta a molti tranelli soprattutto interni al linguaggio. La meraviglia di Miranda di fronte a un Nuovo Mondo che nuovo non è, è la stessa dei personaggi di Woolf di fronte a una effimera corporeità, a una natura che alla fine non porta a nessuna consolazione.
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