In una Palermo deformata, preistorica e senza mafia, tre undicenni,
influenzati dai comunicati delle Br durante il sequestro Moro,
decidono di costituire il NOI (Nucleo Osceno Italiano), un nucleo
terroristico per riprodurre gli anni di piombo, prima, attraverso
teppismo spettacolare, poi, commettendo delitti via via più
efferati. Sono ragazzi molto precoci della media borghesia, delle
vere e proprie avanguardie fascistoidi, affascinati dal linguaggio e
dall'ideologia del terrorismo, alla ricerca di una ferrea disciplina
interna, contro quella che definiscono la degenerazione del paese.
Odiano, infatti, l'ironia, il cinismo, la corruzione, la provincia,
il dialetto e il sotto-proletariato che diventa ben presto la facile
e debole vittima delle loro azioni. Auspicano una epidemia totale che
spazzi via tutto e tutti perché individuano la responsabilità come
collettiva. Sono nichilisti, ideologici senza ideologia, moralisti
senza morale, mistici senza Dio. Vasta organizza il racconto
dividendolo idealmente in due parti: la prima rappresenta la teoria,
il tirocinio, la preparazione e il suo termine coincide con la fine
dell'estate, mentre la seconda la pratica, cioè l'azione, la
violenza sempre più estrema che esplode in autunno e si compie
simbolicamente il solstizio d'inverno del 1978. In questa crescita
assurda, auto-formativa, i tre si danno i soprannomi Volo, Raggio e
Nimbo (che sembrano parodie futuriste aeree in contrasto con la loro
discesa agli inferi); codificano un linguaggio muto fatto di 21
simboli per comunicare tra loro estrapolato dai tormentoni e dai
gesti della cultura di massa televisiva per ridicolizzarli; si
allenano come un organismo unico per rispettare una geometria
interna, ispirati dalla ferrea disciplina naturale delle api e dalla
nazionale di calcio olandese del '78; e si tagliano i capelli come
gli asceti, come i naziskin o l'Ezechiele biblico citato più volte.
I tre piccoli demoni, terminato il tirocinio, portano alle estreme
conseguenze i loro folli ragionamenti con una lucidità
impressionante, con una precisa volontà di macchiarsi di un delitto
originario. Il punto di vista è quello di uno dei tre, “il Nimbo”,
il più autolesionista e non meno strutturato degli altri, ma più
sensibile alla presenza-assenza dei genitori (anche i genitori hanno
nomi parlanti: il padre “la Pietra” e la madre “lo Spago”),
più attento al dolore degli animali e l'unico in grado di recuperare
in extremis un frammento di umanità e amore, l'unico in grado ancora
di piangere.
Il
romanzo di formazione di Giorgio Vasta è come se fosse un
esperimento, una fiaba nera che scandaglia analiticamente l'ipotesi
di un addestramento al male: se da una parte sembrano inverosimili
come tipologie di avanguardie, dall'altra i personaggi di questo
libro arrivano a conclusioni lucide e possibili perché - come dicono
loro stessi - “l'Italia è una grande macchina metabolica capace di
rendere plausibile ogni cosa”. Inoltre Il
tempo materiale fa
pensare a illustri modelli di romanzo di formazione e appare chiaro
il riferimento a Pinocchio
con
i moltissimi animali, alcuni parlanti, che rappresentano la coscienza
e il dolore della crescita. Eppure la lingua e la materia sono molto
più estremizzate e alcune immagini orrifiche richiamano la
letteratura horror di formazione, come l'It
di
Stephen King. La cosa che più colpisce e disturba di questo libro è
il linguaggio utilizzato da Vasta: freddo e viscerale allo stesso
tempo, scientifico e virtuoso, sempre esasperato e allucinato. C'è
un grande utilizzo di termini scientifici, come se Vasta volesse
raccontare la biologia, l'anatomia e la fisiologia dei suoi
personaggi, come se volesse spezzettare tutto il reale fino alle sue
più infinitesimali particelle.
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