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L'esordio di Giorgio Vasta

Vastag Il “tempo materiale”, che dà il titolo all'esordio di Giorgio Vasta, palermitano trentanovenne che vive e lavora a Torino nel campo dell'editoria, è la scansione lineare e cronologica, mese per mese, dell'annus horribilis della storia recente d'Italia, il 1978, l'anno della definitiva perdita d'innocenza nazionale, ma è soprattutto uno spazio temporale che influenza e si fonde con la formazione di tre precoci undicenni palermitani, tre piccoli demoni che intraprendono una discesa all'inferno sulle orme delle Br. Finora alcuni racconti di Vasta erano apparsi nelle raccolte di minimum fax Best of 2006 e Voi siete qui (2007), oltre in I persecutori (Transeuropa 2007) e in tre antologie da lui curate tutte per Bur, Deandreide (2006), Niente resterà pulito (2007) e Ho visto cose (2008). Il suo primo romanzo, Il tempo materiale appunto, si configura proprio come un romanzo di formazione di grado negativo, “una riflessione profonda e lacerante – come ha scritto il critico palermitano Marcello Benfante – sul tema del male e sulla concetto di responsabilità morale”.

In una Palermo deformata, preistorica e senza mafia, tre undicenni, influenzati dai comunicati delle Br durante il sequestro Moro, decidono di costituire il NOI (Nucleo Osceno Italiano), un nucleo terroristico per riprodurre gli anni di piombo, prima, attraverso teppismo spettacolare, poi, commettendo delitti via via più efferati. Sono ragazzi molto precoci della media borghesia, delle vere e proprie avanguardie fascistoidi, affascinati dal linguaggio e dall'ideologia del terrorismo, alla ricerca di una ferrea disciplina interna, contro quella che definiscono la degenerazione del paese. Odiano, infatti, l'ironia, il cinismo, la corruzione, la provincia, il dialetto e il sotto-proletariato che diventa ben presto la facile e debole vittima delle loro azioni. Auspicano una epidemia totale che spazzi via tutto e tutti perché individuano la responsabilità come collettiva. Sono nichilisti, ideologici senza ideologia, moralisti senza morale, mistici senza Dio. Vasta organizza il racconto dividendolo idealmente in due parti: la prima rappresenta la teoria, il tirocinio, la preparazione e il suo termine coincide con la fine dell'estate, mentre la seconda la pratica, cioè l'azione, la violenza sempre più estrema che esplode in autunno e si compie simbolicamente il solstizio d'inverno del 1978. In questa crescita assurda, auto-formativa, i tre si danno i soprannomi Volo, Raggio e Nimbo (che sembrano parodie futuriste aeree in contrasto con la loro discesa agli inferi); codificano un linguaggio muto fatto di 21 simboli per comunicare tra loro estrapolato dai tormentoni e dai gesti della cultura di massa televisiva per ridicolizzarli; si allenano come un organismo unico per rispettare una geometria interna, ispirati dalla ferrea disciplina naturale delle api e dalla nazionale di calcio olandese del '78; e si tagliano i capelli come gli asceti, come i naziskin o l'Ezechiele biblico citato più volte. I tre piccoli demoni, terminato il tirocinio, portano alle estreme conseguenze i loro folli ragionamenti con una lucidità impressionante, con una precisa volontà di macchiarsi di un delitto originario. Il punto di vista è quello di uno dei tre, “il Nimbo”, il più autolesionista e non meno strutturato degli altri, ma più sensibile alla presenza-assenza dei genitori (anche i genitori hanno nomi parlanti: il padre “la Pietra” e la madre “lo Spago”), più attento al dolore degli animali e l'unico in grado di recuperare in extremis un frammento di umanità e amore, l'unico in grado ancora di piangere.

Il romanzo di formazione di Giorgio Vasta è come se fosse un esperimento, una fiaba nera che scandaglia analiticamente l'ipotesi di un addestramento al male: se da una parte sembrano inverosimili come tipologie di avanguardie, dall'altra i personaggi di questo libro arrivano a conclusioni lucide e possibili perché - come dicono loro stessi - “l'Italia è una grande macchina metabolica capace di rendere plausibile ogni cosa”. Inoltre Il tempo materiale fa pensare a illustri modelli di romanzo di formazione e appare chiaro il riferimento a Pinocchio con i moltissimi animali, alcuni parlanti, che rappresentano la coscienza e il dolore della crescita. Eppure la lingua e la materia sono molto più estremizzate e alcune immagini orrifiche richiamano la letteratura horror di formazione, come l'It di Stephen King. La cosa che più colpisce e disturba di questo libro è il linguaggio utilizzato da Vasta: freddo e viscerale allo stesso tempo, scientifico e virtuoso, sempre esasperato e allucinato. C'è un grande utilizzo di termini scientifici, come se Vasta volesse raccontare la biologia, l'anatomia e la fisiologia dei suoi personaggi, come se volesse spezzettare tutto il reale fino alle sue più infinitesimali particelle.

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