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Fanfole di Nicola Villa

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Chichiricchi: il festival risvegliato

Santarcangelo39


Finalmente un festival degno di questo nome! Risvegliato da un sonno che sembrava mortale dal canto dei galli, alla lettera, Santarcangelo 39 (www.santarcangelofestival.com) è stato un festival coerente e denso di cose. Vi ricorderete, l'anno scorso (www.omero.it/rivista.php?itemid=2085&catid=113), tutte le tribolazioni di uno dei maggiori festival di teatro di ricerca a livello internazionale nel cuore della Romagna. Una crisi che è metafora nazionale di quella culturale e politica. In poco tempo, grazie anche al lavoro dell'anno scorso del coordinamento Potere Senza Potere, il triangolo artisti-pubblico-critica si è rimesso in piedi con un colpo di genio: un triennio (2009-2011) con direzione artistica dei tre gruppi più forti e radicati in questo campo (Societas Raffaello Sanzio, Motus e Teatro delle Albe) affiancati da tre critici ciascuno (Bottiroli, Sacchettini e Ventrucci). Quest'anno la direzione è affidata a Chiara Guidi della Raffaello che ha deciso di dare un tema ampio: “il suono”. Le sorprese nella programmazione non sono mancate soprattutto tra gli ospiti internazionali, appartenenti, per buona parte, alla musica di avanguardia e sperimentale. Tra gli altri vanno ricordati il musicista americano Lawrence D. “Butch” Morris, l'originale voce dell'inglese Phil Minton, l'artista londinese Lawrence Abu Hamdan, il grande compositore contemporaneo tedesco Heiner Goebbels, l'artista newyorkese di origine brasiliana Arto Lindsay e la travolgente banda congolese Konono n.1. Anche nella forma Santarcangelo 39 ha rappresentato una novità: due week-end, quello dal 3 al 5 luglio e dal 10 al 12, separati da una pausa riempita dai laboratori ad accesso libero tenuti dagli artisti. Il ricco programma ha visto diversi artisti confrontarsi sul tema del suono, della voce, della performance e delle arti visive: idea di teatro larga e contemporanea, insomma, ma viene anche in mente una parola abusata e di moda come futuro, futuro sul quale è impostato l'editoriale di Rodolfo Sacchettini sul numero 2 di “Suole di vento”. Alcuni spettacoli hanno privilegiato la sperimentazione sul suono come il duo giapponese Yoshimasa Kato e Yuichi Ito che fa “bollire” e ballare alcuni etti di amido grazie alla vibrazione di una cassa stereo; altri il gesto della danza e della performance legata alle macchine musicali meccaniche come il gruppo Masque con La macchina di Kafka; altri ancora, è il caso dei Fanny e Alexander con il loro +/-, hanno interrogato il suono di una casa su due piani utilizzando il pavimento/soffitto come uno strumento musicale; infine Chiara Guidi stessa ha ideato un Teatro Anatomico Infantile, a cui si assiste all'esterno di una casa sentendo i rumori interni prodotti da un gruppo di bambini che interagiscono con lo spazio e gli oggetti presenti nella casa. La cosa che più ha colpito di questo Festival non è stato però il tema del suono, comunque padrone assoluto e filo rosso di tutte le giornate santarcangiolesi, ma il lavoro sui luoghi e il riutilizzo dei luoghi. Ecco allora che lavorando sui suoni, le voci, le memorie gli artisti si siano dovuti confrontare con gli spazi e dare loro un nuovo linguaggio. Ad esempio “Butch” Morris ha realizzato il suo concerto vocale con le poesie di Pascoli, perché lo spettacolo era organizzato nella villa del poeta. Oppure Zapruder ha realizzato un concerto di fruste nel luogo dove i Malatesta giocavano alla pallacorda. Finalmente si è assistito a un festival che ha saputo reinterpretare i luoghi senza stravolgerli, non calato dall'alto, ma pieno di ratio, con tutti i luoghi raggiungibili a piedi e un ricco programma “off” fatto di artisti di strada (rassegna “immensa”) che hanno ridato centralità e vita a Piazza Ganganelli, la piazza centrale del paese svuotata in questi anni e riempita solo da commercio del mercato settimanale. Questo per quanto riguarda il primo lato del triangolo, gli artisti. Per il secondo, la critica, il lavoro non è stato da meno: si è costituito un Osservatorio Critico che ha dato vita a un foglio giornaliero, “Nero su Bianco”, e a delle puntate quotidiane di una radio di strada, “Radio Gun Gun” (tutti i contenuti audio e testuali sono scaricabili da www.altrevelocita.org). E infine per il terzo lato, il pubblico, rispetto agli anni passati si è assistito a una partecipazione più sentita e a una maggiore qualità di ascolto e di apertura. All'alba dell'ultimo giorno, invece che “un concerto d'archi che fa tanto Notte bianca”, Chiara Guidi ha voluto portare in piazza cinque galli prestati da un pollaio che hanno svegliato la città e, in realtà, tutto il festival, la sua idea e il suo futuro.