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Fanfole di Nicola Villa

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Le avventure di Huck Finn

Capolavoro della letteratura americana, Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain venne scritto nel 1884, otto anni dopo il successo di Tom Sawyer, che ancora oggi è considerato il suo romanzo più famoso. Twain, il cui vero nome era Samuel L. Clemens, era nato nel 1835 nel Missouri ma aveva trascorso l'infanzia nel piccolo paese di Hannibal, sulle sponde del fiume Mississippi, dove aveva iniziato a conoscere il gusto per l'avventura e a scontrarsi con una forte e castrante educazione calvinista proveniente dalla madre. L'infanzia non è stato l'unica fonte da cui attingere materiale per i suoi romanzi: dopo dodici anni di lavoro in una tipografia, Mark Twain si imbarcò su un battello diventando rapidamente esperto di navigazione e avventure fluviali (lo pseudonimo infatti deriva dalla misurazione della profondità delle insidiose acque del fiume: quando si poteva procedere si “segnava due” con la sonda, cioè “to mark twain”). Huckleberry Finn è il frutto di tutte queste avventure, giovanili e adulte, un romanzo quasi per intero ambientato durante una navigazione su una zattera con uno schiavo nero di nome Jim senza che i personaggi facciano nulla. Questa non è l'unica particolarità di un romanzo che non ha un vero intreccio, se non nella parte finale, con la comparsa del vero fautore d'avvenuture Tom Sawyer, e presenta un linguaggio assolutamente originale perché nella finzione letteraria è lo stesso Huck a raccontare. Sebbene non abbia un elevato valore filosofico, Le avventure di Huckleberry Finn nasconde alcuni profondi significati sulla possibilità di un'utopia, la zattera dove non vigono le regole della società, sulla scelta della libertà, la fuga da una realtà oppressiva, e sulla necessità dell'avventura e della natura, il viaggio e il fiume insieme. Inoltre questo romanzo può essere letto come un invito anarchico a disobbedire alle norme ingiuste: non è infatti secondario che Huck Finn aiuti a scappare uno schiavo nero dai suoi padroni.