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Fanfole di Nicola Villa

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Wednesday a Wembley: andare allo stadio in England

Englandcrouchgoal20091014_350x197 Mercoledì scorso sono andato allo stadio, il più bello di Londra, il più significativo, il più altisonante: il nuovo Wembley. Un'astronave da 90mila posti, tutti coperti, coronata da un arco possente, una sorta di cerchietto d'acciaio alto cinquanta metri e più che illumina il cielo della periferia nord-ovest. Va detto che la partita era poco significativa: ultima di qualificazione di un'Inghilterra già qualificata contro una modestissima Bielorussia. Presenti solo, si fa per dire, 69mila spettatori. Sono andato allo stadio non per soddisfare la curiosità per l'Inghilterra allenata da Capello, alla quale ha dato solidità e sicurezza ma che non può fare molto con il poco e paradossale materiale a disposizione (attenzione però a Barry a centrocampo e alle giovani ali velocissime), ma più che altro per capire come vanno allo stadio gli inglesi. C'è un bel libro di Bill Buford che affronta il tifo inglese della fine degli anni ottanta, "Tra i furiosi del calcio" per Fandango, e quindi il fenomeno hooligans. Da allora la patria del calcio, la sede del torneo più visto e seguito al mondo, è diventata un modello invidiabile per sicurezza e qualità degli stadi. Almeno è così che viene pubblicizzata all'estero. Dalla mia visita ho dedotto alcune cose:

1. Entrare a Wembley è come entrare in un carcere di massima sicurezza: tornelli strettissimi, a ogni angolo uno steward che ti ordina dove andare, come comportarti e cosa non fare.

2. L'attesa non è per niente piacevole: lo stadio prima, durante nell'intervallo e dopo si trasforma in una discoteca assordante: non si può parlare, non si può fare nulla. Ovviamente gli alcolici sono vietati e l'unica cosa da fare è avvelenardi il fegato con il cibo marcio che ti propinano.

3. Il pubblico segue la partita in silenzio e sussulta, o meglio sospira, solo per i diretti tiri in porta. L'inno, una ola e "England" ripetuto ogni 20 minuti è l'unico suono che emette. Per il resto gli spettatori stanno in silenzio, intontiti dalla discoteca non parlano neanche tra loro.

4. Anche alzarsi in piedi per festeggiare è poco tollerato.

Va detto che ci sono stati dei momenti trascendentali nella partita, ma sono tutti legati, incredibilmente a un solo giocatore: David Beckham. L'amore per questo giocatore non è finito, l'affezione non è stata scardinata dall'aurea posh che lo circonda, la venerazione è totale come quella per un dio (simile a quella dei Romanisti per Totti, ma ancora di più, direi).

a. quando Beckham si alza dalla panchina il pubblico esulta più di un gol.

b. quando colpisce un palo verso la fine si alza un coro mostruoso che ridiventa inno "God save the queen".

c. quando dopo 32 minuti il megaschermo, vero deux ex machina, lo ha dichiarato demagogicamente "man of the match" (quando era la gloriosa rivincita del cammellone Peter Crouch autore di una doppietta), il pubblico è esploso. Capello ha dichiarato alla fine che dare questo premio a Beckham è equivalso a dare il Nobel a Obama.

A ogni modo il fattore più impressionante è stato vedere la completa alienazione del pubblico che mi ha ricordato le parole di Susan Sontag nell'Immaginazione pornografica del 1967, "per gli esseri umani la necessità di trascendere l'aspetto "personale" non è meno profonda della necessità di essere una persona, un individuo. Ma la nostra società non offre questo tipo di soddisfazione". 

google traslation:

Last Wednesday I went to the stadium, the finest of London, the most significant, the most resounding, the new Wembley. Spaceship from 90 thousand seats, all covered, topped by a powerful bow, a kind of circle of steel and more than fifty meters high lights the skies of north-western outskirts. Be said that the game had little meaning: ultimate qualification of an England already qualified against a modest Belarus. Found only, so to speak, 69mila spectators. I went to the stadium not to satisfy curiosity about England, coached by Capello, which has given strength and security but can not do much with the little material available, and paradoxical (careful, though, to Barry in midfield and young wings fast ), but more to understand how to go to the stadium the British. There is a fine book by Bill Buford facing the English supporters of the late eighties, "Among the angry football", or something like that, on Fandango, and hence the phenomenon hooligans. Since then, the home of football, the tournament site is the world's most watched and followed, became a model for an enviable safety and quality of stadia. At least that's how it advertised abroad. From my visit I concluded some things:

1. Enter to Wembley is like entering a maximum security prison: narrow turnstiles at every corner a steward who commanded you to go, how to behave and what not to do.

2. The wait is not at all pleasant: the stadium before, during and after the interval is transformed into a deafening disco: you can not talk, you can not do anything. Obviously alcohol is forbidden and the only thing to do is avvelenardi the liver with rotten food served to you.

3. The audience follows the game in silence and gasps, sighs, or rather, only for the direct shots on goal. The anthem, a Mexican wave and "England" is repeated every 20 minutes the only sound they make. For the rest of the audience are silent, stunned by the disco did not even speak to each other.

4. Even stand up to celebrate is just tolerated.

Be said that there were transcendent moments in the game, but they are all linked, surprisingly only one player: David Beckham. The love for this player is not finished, the disease has not been undermined dall'aurea posh surrounding it, worship is totally like a god (similar to that of Romania for Totti, but even more, I would say) .

a. When Beckham gets the audience cheering from the bench more than one goal.

b. when it hits a pole near the end rises a chorus again becomes monstrous anthem "God Save the Queen".

c. when after 32 minutes the giant screen, right deux ex machina, has stated him demagogic "Man of the match" (when it was the glorious comeback for cammellone Peter Crouch scored twice), the public has exploded. Capello said at the end that give this award to Beckham is similar to giving the Nobel to Obama.

In any case the factor most impressive was seeing the complete alienation of the public who reminded me the words of Susan Sontag in 1967, "the need for humans to transcend the appearance of" personal "is no less deep need to be a person, an individual. But our society does not offer this kind of satisfaction. "

Commenti

dovresti andare a twickenham una volta. Malgrado ci siano molte delle cose che hai descritto qui, e' molto piu' divertente.
e' vero il rugby ha mantenuto quella purezza che il calcio ha perso...ma comunque penso che ancora non ci sia paragone tra una finale mondiale di rugby e una di calcio.