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Fanfole di Nicola Villa

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We are living in a material world

Pop life Uno degli appuntamenti culturali londinesi del momento è la mostra "Pop life" (sottotitolo "arte in un mondo materiale") alla Tate modern, un'ex fabbrica elettrica in mattoni rossi molto rivoluzione industriale sulla riva meridionale del Tamigi risistemata da Herzog & de Meuron (la Tate è ormai entrata nel novero dei musei-opere, firmati da grandi architetti, più famosi di quello che espongono al loro interno. Ci sono state molte polemiche qualche anno fa alla sua inaugurazione: un critico inglese, non ricordo il nome, disse che l'ingresso, una discesa di cemento, era stato pensato per una macabra sfilata di carrarmati). "Pop life" vuole ripercorrere la storia dell'arte pop da Warhol ai giorni nostri. (In realtà l'esposizione, sin dal prologo, sembra incentrata solo su due aspetti legati all'arte contemporanea: il denaro e la pornografia. Di per sè due buone intuizioni ma trattate in modo acritico e semplicisistico. Agli estremi di Warhol sono stati messi infatti Koon e Murakami, ai quali è dedicato uno spazio sproporzionato rispetto agli altri nomi, e non sono proprio due artisti di grande livello o di primo piano, che dir si voglia, ma anzi il secondo, soprattutto, lo trovo proprio trascurabile). Nelle sue 17 sale "Pop life" tenta di costruire un panorama esaustivo degli ultimi anni di arte contemporanea ma le spiegazioni non sono spesso esaurienti, i passaggi sfuggenti e alcune sale appaiono proprio povere. In ogni sala si può trovare un difetto: quella per Haring esageratamente ruffiana, lo spazio per Kippenberger insufficente, quello per Hirst e YBA (Young British Artists) sproporzionato, mentre altre sale sono proprio saltabili come Prince, Fraser e Cattelan. (La delusione per "Pop life" è riscattata comunque da alcune opere nello spazio permanente: imperdibile l'opera di Anselm Kiefer dedicata alla domenica delle palme).    

english google version:

One of London's cultural events of the moment is the exhibition "Pop Life" (subtitled "art in a material world") to the Tate Modern, a former electric factory in red brick industrial revolution on the south bank of the Thames rearranged by Herzog & de Meuron (The Tate has now joined the ranks of museums-works by great architects, the most famous of what they expose themselves to them. There has been much controversy a few years ago at his inauguration: an English critic, can not remember his name, said that entry, a descent of concrete, was designed for a macabre parade of tanks). "Pop Life" wants to retrace the history of pop art from Warhol to the present. (In reality the exposure, since the prologue, it seems focused on just two aspects of contemporary art: the money and pornography. By themselves two good insights but treated uncritically and semplicisistico. At the extremes of Warhol have been Indeed Koon and Murakami, who have devoted disproportionate space to the other names, and not just two great artists of level or first floor, if you prefer, but rather the second, especially, I find its negligible). In its 17 rooms "Pop Life" tries to build an exhaustive panorama of contemporary art in recent years but the explanations are often not comprehensive, the steps slippery and some rooms are just poor. In each room you can find a defect: one for Haring exaggerated pimp, the space for Kippenberger too low, that for Hirst and YBA (Young British Artists) out of proportion, while other rooms are just like Prince saltabili, Fraser and Cattelan. (The disappointment "Pop Life" is redeemed by some works still in space permanent missed the work of Anselm Kiefer dedicated to Palm Sunday).