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Fanfole di Nicola Villa

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London kills me

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Così restai li seduto, nel cuore di quella vecchia città che adoravo, e che stava a sua volta in fondo ad una piccola isola. Ero circondato da persone che amavo e mi sentivo insieme felice e triste. Pensavo a che casino era stata la vita finora, e che non sarebbe andata sempre così.

Da Il Budda delle periferie di Hanif Kureishi (anche il titolo ricalca quello di un film di Kureishi)

 

 

L'immagine è questa: Hampstead, nord di Londra, 9 del mattino di un giorno qualunque in mezzo alla settimana, una donna di trentanni fa salire su un suv mostruoso una coppia di gemelli biondi di scarlatto vestiti, la divisa della scuola, e una cravatta nera. Una immagine assolutamente “normale”, anzi modello perfetto del benessere e del benestare, anche in questo 2009 anno domini della crisi. Hampstead è uno dei quartieri più ricchi di Londra, una delle zone dove è maggiormente concentrata la ricchezza in Europa e forse nel mondo.  In questo quartiere che sorge su una collina a pochi chilometri dal centro, e che ha dietro un parco gigantesco dove sembra che sia stata girata la scena madre di Blow up, hanno sempre vissuto i ricchi: un tempo ci vivevano Freud e Marx, che vi è anche seppellito, oggi Paul McCarthy e Tim Burton. Il fatto è che questa immagine non è per nulla normale, non rappresenta nessuna verità ma anzi è la cartina di tornasole di quello che è il nostro mondo, o le sue contraddizioni. È un'immagine ancora scandalosa e la risposta viene sempre dalla stessa città. La risposta è nella città: basta prendere la metro e addentrarsi nel centro o inoltrarsi ancora più a est, nella periferia più nera, per vedere immagini di povertà e la crudeltà di una città che è la vera capitale del mondo, il crudele ingranaggio del capitale.

Londra è un ingranaggio perfetto in cui è molto facile inserirsi: ognuno trova la sua dimensione e è la dimensione del lavoro. Lo è per il broker nevrotico che alterna red bull e the e apre una finestra dentro l'altra nel suo mac sotto le torri della city e per i tantissimi immigrati più o meno poveri che vi giungono. Tra questi ci sono anche i giovani italiani che, inseguendo sogni di gloria e prosperità britannica, vanno a occupare i posti nei vari bar e ristoranti della città. Sembra una cosa diversa dal passato, un trend segno dei tempi: 300mila italiani a Barcellona, alcune centinaia di migliaia qui e a Berlino. L'impressione, però, è che ci sia un'emulazione del movimento estrinseco dei padri e dei nonni. Nulla sembra cambiato, la ricchezza è sempre altrove.

Eppure la ricchezza, qui a Londra, non è solo concentrata al nord. Ci sono alcuni quartieri inquietanti sulla sponda del fiume che hanno solo vetrine milionarie, nomi glamour e marciapiedi in cemento armato, lisci. (Non ricordo quale scrittore africano ha detto: “le strade di Londra grondano del sangue di milioni di schiavi”). In uno di questi, Chelsea Marina, Ballard ha ambientato uno dei suoi romanzi più significativi sull'inner space: Millenium people. Ballard si immagina, o meglio, porta alle estreme conseguenze le trasformazioni sociali e antropologiche del nostro presente e individua la middle class agiata di Londra come la nuova classe sfruttata e vessata (dalle tasse, dai consumi, dalla new economy) e quindi la nuova massa ribelle. In Millenium people la classe media in tilt organizza attentati terroristici a Heathrow e al London Eye, assalta negozi e costruisce barricate per le strade di Chelsea: è un paradosso ma è assolutamente veridico, coerente con un passato della città che ha visto violenti scioperi di operai fin dal '700. Ma ora chi potrebbe portare avanti le istanze dell'insoddisfazione sociale se non proprio la classe media, una classe molto liquida e disposta al cambiamento, fatta cioè di predatori sociali? Forse aveva ragione Ballard: la prossima rivolta sarà in nome di carte di credito inutilizzabili.

Ho avuto la fortuna di capitare nel mezzo del Film Festival di Londra e di assistere a una proiezione serale a Trafalgar Square di alcune pellicole della fine del diciannovesimo secolo. Riprese della città tra cui le prime immagini in movimento che si conoscono risalenti al 1894. La cosa impressionante di questi pochi secondi sbiaditi è la metropoli già definita, un'idea di metropoli viva già cento anni fa. Sembra che l'innovazione tecnologica abbia trasformato poco: nelle immagini dell'Ottocento londinese si vede già il traffico congestionato, i tram a due livelli, come gli attuali double-deck, strapieni e trainati dai cavalli, le pubblicità che già intasano i muri dei bassi edifici della città.

London (lo scrittore) venne a Londra nel 1903 e si infiltrò nel east-end tra quello che definì il “popolo degli abissi”, la massa di disperati che andavano a farsi sfruttare nelle fabbriche lungo il Tamigi o rimanevano incastrati nei sistemi ricattatori degli asili legati alle chiese. Adesso, in una città di quasi 15 milioni di abitanti, le descrizioni e i racconti in Il popolo degli abissi sono datati ma non hanno perso la loro attualità. Il problema è che ci sono molti più filtri e quelle realtà non sono più avvicinabili. A volte però capita che qualcosa affiori dagli abissi conferendo quella sensazione di sistema incrinato e malato. A volte capita che di notte un barbone ti segua per strada sperando in un mozzicone di sigaretta buttato alle spalle. Oppure si dice che il comune abbia ritirato dai luoghi pubblici i distributori di gel igienizzanti per le mani, deterrente contro la febbre suina, dopo che i barboni avevano incominciato a berseli perché contenenti alcol. Sono piccoli segni che non riescono a incidere il velo di Maya di una città che comunque non riesce a nascondere completamente il suo volto.

Una delle metafore più calzanti su Londra si può trovare nel primo libro della saga di Harry Potter della Rowling, Harry Potter e la Pietra filosofale. Quando Hagrid accompagna Harry a Londra a fare shopping per l'imminente inizio della scuola dei maghi, si scopre che dietro un muro apparentemente insignificante di un pub si nasconde una via dove sono concentrati tutti i negozi di magia: Diagon Alley. Diagon Alley è un simbolo del consumismo e del capitalismo. Sotto infatti la vitalità del commercio, sotto le luci attraenti dei negozi di bacchette magiche, sotto una realtà anche ambigua (si pensi alla diffidenza e alla paura del giovane Potter quando entra in ogni singolo negozio), si nasconde una banca tentacolare, fatta di milioni di cuniculi, che si sviluppa per chilometri e chilometri in profondità come una tube millenaria: la banca di Gringot, gestita dai Goblins. La strada commerciale è solo la punta dell’iceberg di un sist ema preciso, basato sui soldi, con i suoi incantesimi e i suoi sortilegi. Diagon Alley è come Oxford street, una delle vie più commerciali di Londra, e la città cela i suoi misteri e le sue manovre che governano buona parte dell’economia mondiale.

Nota finale (quasi positiva): Londra non è solo questo: contraddizioni, ambiguità, ricchezza-povertà, consumismo-capitalismo, lavoro e divertimento. Londra è anche un posto nostalgico, fatto della nostalgia di tutti gli immigrati che la popolano, dei loro rituali originari. È un posto dove si fanno incontri epifanici, dove esiste serendipità e dove è possibile crearsi una rete di relazioni, uno spazio rassicurante dolce amaro. Una città dove si trova anche una grande umanità e dove si può essere tristi e felici allo stesso tempo.  

Traslation:

So I stayed there sitting in the heart of the old city that I loved, and that was itself in a small island. I was surrounded by people who I loved and I felt happy and sad together. I thought about what a mess life had been so far, and would not be always the same.
From The Buddha of Suburbia by Hanif Kureishi (also the title of this essay comes from a  Kureishi's film)


The imagine is this: Hampstead, north London, 9 am on any day in the middle of the week, a  thirty years ago woman put on a monstrous SUV  blonde twins in scarlet clothes, the school uniform, and a black tie. An image absolutely "normal", even the perfect model of prosperity and approvals, including, in 2009 Anno Domini of crisis. Hampstead is one of the richest neighborhoods of London, one of the areas where the wealth is more concentrated in Europe and perhaps in the world. In this neighborhood perched on a hill a few miles from the center, and behind a giant park where it seems that was set Antonioni's Blow up, the rich people have always lived: a time here lived Freud and Marx, who is also buried, today Paul McCarthy and Tim Burton. The fact is that this picture is not anymore normal, is not true but rather it is the litmus test of what is our world, or its contradictions. It's an image still outrageous and the answer  to that is always the same city. The answer is in the city: take the metro and go into the center or forward even more to the east, on the outskirts of the blackest, to see images of poverty and cruelty of a city that is the real capital of the world, the cruel cogs of the capital.
London is a perfect gear where it's very easy to fit: everyone gets its size and it's the size of the job.  For the neurotic broker, who alternates red bull and tea and opens a window into each other in his mac under the towers of the center, and for many, more or less poor, immigrants who come here moved by hope. Among these are also the young Italians who, pursuing dreams of glory and prosperity in Britain, go to the jobs in the bars and restaurants in town. Seems a different thing from the past, a trend a sign of the times: 300 thousand Italians in Barcelona, a few hundred thousand here and in Berlin. The impression, however, is that there is an emulation of the extrinsic movement of the fathers and grandparents. Nothing seems to change, wealth is always elsewhere.
Yet the wealth, here in London, is not only concentrated in the north. There are some scary neighborhoods on the banks of the river that have only showcases millionaire, glamorous names and concrete sidewalks, smooth. (I forget which African writer said once: "London's streets dripping with the blood of millions of slaves"). In one of these, Chelsea Marina, Ballard has set one of his most significant novels about the inner space: Millennium People. Ballard imagines, or better, leads to extreme consequences and anthropological social transformations of our present and identifies the wealthy middle class in London as the new class exploited and oppressed (by taxes, by consumption, the new economy) and thus the new rebel mass. The middle class organize terrorist attacks at Heathrow and the London Eye, attack shops and built barricades in the streets of Chelsea. Is a paradox but it's absolutely truthful, consistent with a history of the city that has seen violent strikes of workers since 18th century. But who could take forward the social instances of dissatisfaction if not the middle class, a class very liquid and willing to change, that is made of social predators? Perhaps he was right Ballard: the next will be addressed in the name of credit cards unusable.
I was lucky enough to attend an evening screenings in Trafalgar Square about few films of the late nineteenth century. Resumption of the city including the first moving images that are known to date back to 1894. The impressive thing for these few seconds is that the metropolis is already defined, idea of city living a century ago. It appears that technological innovation has changed little: in the images of the nineteenth century London is already apparent in the congested traffic, the trams at two levels, as the current double-deck, crowded pulled by horses, the publicity that already clog the walls of low buildings.
London (the writer) came to London in 1903 and infiltrated in the east-end with what he called the "People of the Abyss", the mass of desperate people who were going to be exploited in factories along the Thames or get caught in blackmail schemes of kindergartens linked to the churches. Now, in a city of nearly 15 million inhabitants, descriptions and tales of "People of the Abyss" are older but have not lost their actuality. The problem is that there are many more filters and those are not really more approachable. But sometimes something happens that emerge from the abyss by giving the feeling of the system flawed and ill. Sometimes at night a homeless man follows you down the street hoping for a cigarette thrown behind. Or they say that the municipality has withdrawn from public places the sanitizing gel for hands, a deterrent against swine flue, after that the bums had begun to drink it because contained alcohol. Small signs that can not affect the veil of Maya to a city that still can not completely hide his face.
One of the most apt metaphor about London can be found in the first book in the Harry Potter of Rowling, "Harry Potter and the Philosopher's Stone". When Hagrid brings Harry to London to go shopping for the upcoming start of school for wizards, we discover that behind a wall of a pub seemingly insignificant lies a street where all the magic shops are concentrated: Diagon Alley. Diagon Alley is a symbol of consumerism and capitalism. Under the vitality of commerce, under the lights enticing shops wands, beneath a reality ambiguous (think of the mistrust and fear of the young Potter when it comes in every single store), lies a sprawling bank, made of millions of tunnels, which stretches for miles and miles in depth as a millennial tube: the bank Gringot, run by Goblins. The shopping street is just the tip of the iceberg of a precise system based on money, with its spells and sorcery. Diagon Alley is like Oxford Street, one of the most commercial streets of London and the city hides its mysteries and its maneuvers that govern much of the world economy.
Final note (almost positive): London is not just that, contradictions, ambiguities, wealth and poverty, consumerism-capitalism, work and fun. London is also a nostalgic place, without the nostalgia of all the immigrants that live here, their rituals originating. It is a place where there are encounters epiphany, and where it's serendipity, where you can create a network of relationships, an area reassuring bitter sweet. A city where there is also a grea t humanity and where we can be sad and happy at the same time.