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Fanfole di Nicola Villa

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Gipi l’arte della sintesi

Diariodifiume Verticali


I nuovi due libri di Gipi, il primo una raccolta di racconti già quasi tutti editi (Diario di fiume e altre storie) e il secondo un quaderno di vignette (Verticali, come il primo per la Coconino Press), non solo confermano la grande dote e grazia artistica di uno dei nostri migliori narratori italiani, se non il migliore, ma anche la straordinaria capacità sintetica di Gipi. Ho usato il termine “narratore” perché Gipi non può essere chiuso in una delle tante definizioni incomplete, come “disegnatore”, “illustratore”, “vignettista”, ma ha tutto il diritto di rientrare nel campo dei narratori contemporanei, anche oltre il graphic novelling. Quando è uscito LMVDM molti hanno sottolineato questo aspetto: che ci si trovava di fronte a un'opera importante, in diretto contatto con la nostra tradizione letteraria (qualcuno ha paragonato la coscienziosa guarigione di Gipi a La coscienza di Zeno di Italo Svevo). In questi due libri si nota proprio questa capacità di Gipi di utilizzare la sintesi sia come strumento narrativo che come espediente, in quasi tutti i casi un espediente spietato, comico-satirico. In Diario di fiume, il racconto più bello tutto in uno splendido acquarello che dà il titolo alla raccolta, le parole del diario di uno dei due protagonisti non raccontano, non descrivono i quadri, non spiegano, ma danno una immediata sensazione e una sintesi di stato d'animo. In Verticali invece, il disegno grezzo è accompagnato da un testo che punta all'immediatezza, spogliato di qualsiasi impaccio.