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Fanfole di Nicola Villa

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La fine del calcio: un’antologia

Calcio_grandeDuemiladieci anno di mondiali di calcio, quella manifestazione sportiva che ogni quattro anni maledetti coinvolge, volenti o nolenti, gli abitanti di questo pianeta al di là dell'evento mediatico e delle passioni calcistiche. Duemiladieci anno che verrà intasato, inesorabilmente da qui a giugno, da moltissime pubblicazioni, più o meno serie, sul calcio e intorno a questo. Delle iniziative serie fa parte la nuova antologia “Best off” di Minimum fax curata da Alessandro Leogrande (non nuovo a questo tipo di antologie come Il pallone è tondo uscito per l'Ancora del Mediterraneo nel 2005). Si chiama Ogni maledetta domenica, sottotitolo Otto storie di calcio, ed è un libro che, nonostante la diversità delle voci, dei punti di vista e, soprattutto, delle fedi calcistiche degli autori delle storie, lascia intravedere una sottotraccia comune, un quesito condiviso: fare i conti con la fine del calcio, come raccontarla e raccontare le sue conseguenze. Nella prefazione Leogrande tenta una definizione di questo “mistero agonistico” proprio attraverso l'analisi delle sue mutazioni, della sua sfaccettature tra scandalo e epica e dei suoi paradossi (il Paradosso di Messi), individuando, ispirato dalle intuizioni del manager del Liverpool Rafa Benitez e dall'Al Pacino del film che dà il titolo al libro, la no-fiction come obbligatorio metodo di narrazione di questo sport. Alla presentazione “controcampesca” ieri a Roma al Circolo degli Artisti, dopo la visione del big match serale di campionato Fiorentina-Roma, una partita paradigmatica sull'imprevidibilità di questo sport, sono intervenuti cinque degli autori: Carlo Carabba, Andrea Cisi, Francesco Pacifico, Tommaso Giagni e Luca Mastrantonio. Assenti Scacchi, Capraro e Giacopini. Carabba, autore del racconto Da quando Baggio non gioca più, ha accennato la sua teoria del secolo breve del calcio dal 1930, anno della prima coppa del mondo, al 1992, ultima edizione della Coppa Campioni, poi diventata la ben più televisiva e spettacolare Champions League, descrivendo la sua condizione di patito recidivo del calcio (ma anche del wrestling, una ossessione del poeta romano), al di là degli “interessi economici che preordinano i risultati”, come quella di un “amante tradito che si scorda le infedeltà”. Lo scrittore Cisi, raccontando un pomeriggio allo stadio Zini di Cremona, ha avuto il pretesto di parlare della provincia e di descrivere il tessuto umano di una curva, quella dignità di una piccola squadra contro le potenze disgustose calcistico-economiche, l'idolatria per calciatori-bandiere della Cremonese, come Chiori, dimenticati dai più e offuscati dai ben più famosi Cabrini e Vialli. Lo scrittore Pacifico, autore di un ritratto del fenomeno Mario Balotelli in forma di visita guidata, ha esposto la sua teoria di auto-razzismo di un pubblico calcistico che odia il primo talento assoluto italiano di colore sia per il colore della pelle che per i suoi comportamenti antisportivi e, in definitiva, arcitaliani. Mastrantonio ha fatto i conti con la propria passione per il Milan, nata dopo un nebbioso incontro con Franco Baresi, e il tentativo di esorcizzare il “Berlusconi dentro di lui”, un conflitto irrisolvibile perché “nel bello non esiste moralità” (e per “bello” si intendono i soldi spesi dal presidente per comprare i campioni e aggiudicarsi le coppe internazionali). Infine Giagni ha riflettuto sull'assurdo omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, divenuto un martire per molte tifoserie ultras, vicenda sintomatica sulla violenza della polizia e della mistificazione dei mezzi di comunicazione.

Ogni maledetta domenica – Otto storie di calcio, a cura di Alessandro Leogrande, Minimum fax (15 euro, 281 pagine)