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Fanfole di Nicola Villa

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Il fascino del fascio

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In lettura tre romanzi dedicati, in un modo o nell'altro, all'epoca del ventennio fascista. Non è un caso e il fascino per il fascio forse dovrebbe suggerirci qualcosa di più esplicito sul nostro presente, non dimenticandosi che oggi più che mai è possibile revisionare (positivamente e obbiettivamente) quel periodo. Mentre per Dioblù di Colagrande sembra di trovarsi di fronte a una favola visionaria ambientata negli anni trenta e quaranta, interessante per la ricerca linguistica dell'autore, per Canale Mussolini di Pennacchi e Accanto alla tigre di Pavolini si assiste alla realizzazione letteraria dell'ossessione degli autori, un forte coinvolgimento biografico e personale. Di questi libri si parlerà ancora molto, perché sono seri e importanti, poiché il primo è l'epica della bonifica della palude pontina, attraverso il racconto di una famiglia di coloni veneti, e l'altro è lo scavo nelle reticenze familiari a opera del nipote del gerarca fascista fedelissimo e ministro della Cultura del Duce Alessandro Pavolini. Alla presentazione del libro, due giorni fa nella libreria minimum fax di Trastevere a Roma, Pavolini con Desiati ha parlato proprio di questa indagine nel non-detto famigliare, nello scontro fratricida così fuori dall'ordinario ma così simile a tante vicende famigliari del Novecento italiano. Sull'ultimo “Nuovi Argomenti”, Gennaio-Marzo 2010, intitolato “Tabù – il gioco delle parole proibite”, Pavolini fa un'anticipazione al romanzo riappropriandosi della parola “disperata”, titolo di un'opera del nonno sulla guerra d'Abissinia. È un'archeologia, è una contaminazione tra storia e letteratura, ma ci parla molto più di noi e dell'attualità di quanto si può immaginare.