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Fanfole di Nicola Villa

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Se il bianconiglio è un terrorista

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 L'ultima spy story di Le Carré, forse il più grande scrittore inglese vivente, è uscita da qualche mese in edizione economica:
Yssa il buono, tradotto molto bene da Annamaria Biavasco e Valentina Guani, può essere considerato una ricerca del bian coniglio in un paese delle meraviglie terrificante che è il mondo come lo conosciamo oggi del dopo 11 settembre – e i riferimenti al capolavoro di Carrol non sono casuali nel romanzo. Yssa è “un uomo molto ricercato” (come dice il titolo originale A most wanted man), un profugo ceceno-musulmano che, grazie a un misterioso aiuto economico, riesce a sfuggire alla galera e alle torture russe e a raggiungere Amburgo dove ha la speranza di poter attingere al conto di una banca scozzese. Disposti ad aiutarlo sembrano essere una vedova turca e suo figlio, una avvocatessa di sinistra che vuole esorcizzare le sue origini borghesi e lo stesso, infelice e solo, banchiere scozzese proprietario della banca che nutre nei confronti del clandestino ceceno una serie di mai sopiti sensi di colpa. Le cose si complicano ulteriormente con l'intreccio di tutti i servizi segreti che si mettono sulle tracce di questo misterioso, e di per sé innocuo, profugo. In un discorso illuminante di una spia tedesca, Le Carré ci ricorda, infatti, che la città-Stato di Amburgo ha rappresentato il lato-b dell'11 settembre americano: Mohammed Atta, il pilota del primo aereo che si era schiantato sulle Torri Gemelle, aveva fatto base in Europa nei mesi preparatori all'attentato e aveva pregato proprio in una piccola e insospettabile moschea di Amburgo. Questa serie di coincidenze, il luogo soprattutto dove avvengono, rappresentano gli ingredienti perfetti per una mistificazione da parte dei servizi segreti e del potere in generale, nonché della prepotenza e dello sprezzo delle regole da parte di chi si fa paladino della giustizia e della democrazia, cioè gli Stati Uniti d'America. Yssa il buono può essere considerato, oltre che un ottimo “giallo” classico modernissimo e attualissimo per temi, un manuale di come viene costruita l'immagine del terrorista basandosi su complete falsità e distorsioni dei fatti. Nei ringraziamenti a fine libro, tra l'altro, figura il nome di Bernhard Docke il legale di Murat Kurnaz, il musulmano turco-tedesco ingiustamente imprigionato a Guantànamo per quattro anni e mezzo, una vicenda paradigmatica e non tanto rara nel mondo confuso e anarchizzato del post-11 settembre e dell'era Bush. Ma più in generale, e più a fondo, il romanzo di Le Carré rappresenta la tragedia dei personaggi positivi che si battono contro le ingiustizie del potere: il loro operato si ribalta contro Yssa stesso e viene utilizzato come prova, o come strumento, per la sua cattura. La citazione in calce di Von Hügel è calzante: “La regola d'oro è aiutare coloro che amiamo a fuggire da noi”.