Fanfole - Fanfole

Fanfole di Nicola Villa

RSS Feed

L’opera più conradiana di Polanski

L'uomo nell'ombra
 Verso la fine de L'uomo nell'ombra, l'ultimo film di Roman Polanski, c'è una domanda retorica che sembra essere stata pensata per l'ex primo ministro britannico Tony Blair e che all'incirca suona così: “Esiste una decisione del governo britannico negli ultimi anni che non abbia fatto gli interessi degli Stati Uniti d'America?”. Che l'ultima opera del regista franco-polacco sia quasi un thriller di fantapolitica e di previsione storica sull'operato di Blair e ancora sia pregna di un furioso e giustificato antiamericanismo non è una novità ed è anche comprensibile dopo l'ennesima sfortuna che si è abbattuta su di lui dopo l'arresto in Svizzera l'anno scorso per l'accanimento di un tribunale californiano per un reato di decenni fa (un reato per il quale Polanski sembra aver pagato abbastanza in tutti i sensi). Ma lasciando da parte le traversie e i nugoli di cattiva sorte che il Giobbe contemporaneo deve sopportare, il suo ultimo film The gosthwriter (il titolo originale è più preciso) anche se non ai livelli del passato è un'ottima opera che propone diverse letture oltre a quella, per altro mai inattuale, del disprezzo della libertà e della giustizia da parte del potere statunitense. L'uomo dell'ombra può essere etichettato infatti come un thriller politico classico, nel quale un protagonista esterno viene coinvolto anche a sue spese in un intrigo internazionale più grande di lui per cui è difficile capire le responsabilità e sono molte le domande irrisolte. Lo scrittore ombra, a cui allude il titolo inglese, viene assoldato a Londra per sistemare la biografia dell'ex primo ministro laburista inglese, moderno e aitante (interpretato da Pierce Brosnan l'ex 007), autoesiliatosi su un isola americana a largo nell'Atlantico. Lo scrittore ombra (interpretato da un sempre più “caratteristico” Ewan McGregor) non ha mai letto biografie politiche e di lui non si sa mai il suo nome tanto che il personaggio rischia sempre di confondersi con il suo predecessore McAra, l'assistente dell'ex premier morto affogato in circostanze più che sospette. La cosa interessante che, nonostante non manchino i colpi di scena, il protagonista non è il vero disvelatore delle bugie, colui che apre l'armadio pieno di scheletri, ma sembra quasi ossessionarsi nel suo ruolo di sostituto, di fantasma di un morto più che di ombra del potente, quasi come nel più conturbante e negativo L'inquilina del terzo piano. Lo scrittore-fantasma più che la biografia del potente deve scrivere e completare le intuizioni e le indagini di un morto, aggirandosi nella ventosa isola atlantica che sembra abitata solo da spettri e da parenti di vittime deceduti in guerre ingiuste. Un'altra opera sul doppio, allora, quella di Polansky che si sovrappone anche alla doppiezza della politica. Insomma l'opera più conradiana di Polanski.