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Fanfole di Nicola Villa

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Bolaño letterato moderno

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La raccolta della pubblicistica di Roberto Bolaño, scomparso prematuramente a Barcellona nel 2003 alla sola età di cinquant'anni, rappresenta l'ultima parte della beatificazione o leggenda letteraria del poeta e scrittore cileno nel nostro paese, compiuta con l'uscita per Adelphi del romanzo postumo 2666, ma iniziata con la pubblicazione per Sellerio di La letteratura nazista in America, Stella distante, I detective selvaggi, Notturno cileno, Puttane assassine, La pista di ghiaccio, Un romanzetto canaglia, Monsieur Pain, Il gaucho insostenibile e Chiamate telefoniche.  Tra parentesi (traduzione di Maria Nicola e a cura di Ignacio Echevarría che firma anche l'introduzione) raccoglie una selezione di articoli e saggi che Bolaño ha pubblicato su giornali e riviste dal 1998 all'anno della morte, a testimonianza non tanto dell'intensificarsi dell'attività di critico letterario quanto di quella di lettore vorace e disinvolto che sa tracciare percorsi originali e autobiografici tra le opere. L'immagine di Bolaño che ne esce da queste belle e utili pagine è, infatti, quella del letterato moderno sul modello del monumento Borges: un letterato moderno, a volte autocompiaciuto, esperto in letteratura sudamericana, soprattutto argentina e cilena, ma anche centroamericana, con alcune brillanti incursioni nella narrativa contemporanea americana e inglese, che fa insomma della sua condizione di apolide in perenne esilio un punto di forza, un luogo immaginario e globale per frequentare diversi scrittori per provenienza e far incontrare diverse culture. Naturale che alcuni temi e alcuni autori ricorrano con una non casuale frequenza negli interventi di Bolaño e abbiano un senso nella costruzione della sua poetica: il Cile e la sua poesia, l'esilio e i suoi vantaggi, la visione e la memoria, il coraggio e la stupidità, e ancora Borges, Nicor Parra, Alonso de Ercilla, Juan Villoro, Gombrowicz e Rodolfo Wilcock. Tutto il libro, inoltre, è attraversato dal fantasma e dal ricordo del golpe di Pinochet dell'11 settembre 1973, del periodo della dittatura, delle torture patite e raccontate e dell'esilio forzato: la parte più politica e radicale della riflessione di Bolaño. Non mancano alcune stilettate polemiche agli scrittori commerciali latinoamericani come Soriano, Isabel Allende e Paulo Coelho, e alcune originali interpretazioni di testi più classici, ma la parte più forte e significativa resta quella iniziale dei “Tre discorsi insostenibili” (uno dei quali, proprio sul tema della letteratura e dell'esilio, è stato pubblicato su “Lo straniero” n. 84, mentre alcune poesie di Bolaño compaiono nel numero 80). Tra parentesi può essere letto non solo come un'“autobiografia frammentata” del grande scrittore cileno, il quale ammetteva senza remore e borgesianamente di essere molto più felice quando leggeva che quando scriveva, ma anche come un utile mappa della letteratura contemporanea centro-sudamericana, di solito, trascurata in Europa.