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Fanfole di Nicola Villa

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Borghesi in orbita

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Una coppia di scrittori di successo, che fanno a gara di mediocrità con una sfera di relazioni inautentiche (amici e amanti non a caso tutti di professione giornalisti), è lo spunto del nuovo romanzo di Valentina Brunettin, I cani vanno avanti, che con una copertina d'impatto inaugura "Iconoclasti", una nuova collana della Alet diretta da Giulia Belloni. La veneta Brunettin è stata l'enfant prodige della narrativa italiana odierna, conquistando il Campiello Giovani con l'opera prima L'antibo a soli 18 anni, è stata cioè uno dei primi casi di esordiente di successo, un fenomeno che ora sembra definitivamente esploso. Un romanzo sugli scrittori, dunque, un genere ormai riconscibile che attraverso la finzione narrativa permette di mescolare i piani del racconto, quello del racconto autorale e quello del racconto dei personaggi autori anch'essi, produttori di finzione. Il doppio livello, quasi un doppiofondo, permette agli autori di affrontare temi tabù che non potrebbero prendere di petto e aprono una breccia nel lettore sempre più cinico e anestetizzato dalla comunicazione. Sembra essere questo l'intento della Brunettin che attraverso la storia di una coppia sposata di scrittori di successo da best seller che scrive consolatorie saghe famigliari, vuole in realtà parlare della condizione femminile oggi, dello sfruttamento della donna e delle molte violenze che essa subisce. Innanzi tutto la scrittrice, Emma, è colei che ha talento e viene sfruttata da suo marito Virgilio che l'ha costretta a un'esistenza prigione. Ma Emma ha il blocco dello scrittore dal quale tenta di uscirne di nascosto dal suo carceriere scrivendo prima storie di violenza da cronaca sulle donne e poi la singolare vicenda della cagnetta Laika, primo essere vivente in orbita ma soprattutto uno dei tanti martiri della corsa sovietica allo spazio. Il parallelo con la cagnetta, la metafora esistenziale è piuttosto banale, mentre sembra poco riuscito proprio l'armonizzazione tra i vari livelli del racconto cosicché il romanzo è molto frammentato, ogni sua parte singola non ha autonomia. Difficile definire, anche, I cani vanno avanti, un romanzo iconoclasta delle convenzioni odierne sulle donne: il racconto è crudele, anche giocando sui cliché, ma non ha morale. Anzi una morale c'è ma è piuttosto scontata. Secondo me alla base c'è una confusione sul vero obbiettivo della critica demolitrice del romanzo, perché non è tanto la convenzione sulla donna a dover essere demolita, quanto questa visione piccolo borghese dell'esistenza. Il romanzo della Brunettin sembra fatto apposta per shockarre i piccolo borghesi raccontando da quella prospettiva in definitiva, senza andare oltre, e ciò spiega anche il successo di questo libro su un pubblico di lettori piuttosto conforme a questa classe, un pubblico piuttosto ordinario. Alla fine resta solo questo andare a vedere il fondo, con cattiveria appunto che ci sconvolge, ma non c'è insegnamento, non c'è capovolgimento e critica, in una parola una morale.


Valentina Brunettin, I cani vanno avanti, Alet Edizioni (Iconoclasti) , 176 pagine per 10 euro