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Fanfole di Nicola Villa

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Canale Mussolini di Antonio Pennacchi

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 pubblicato sull'Indice di luglio-agosto 2010


Se l'Agro Pontino è per Antonio Pennacchi una musa (Magrelli), un fantasma (Pavolini) o la sua Yoknapatawpha – la contea di provincia americana dove Faulkner ha scritto e ambientato tutte le sue opere e vicende umane universali – allora Canale Mussolini, l'ultimo romanzo dello scrittore sessantenne di Latina, è il suo destino letterario, il suo compimento, “il libro per cui sono venuto al mondo” come scrive lui stesso nelle poche righe introduttive. Il libro che tutti i tardivi apprezzatori di Pennacchi attendevano, dello scrittore di finzione con oltre sette titoli tra romanzi e raccolte di racconti, nonché dello scrittore di inchieste e ricerche storiche sulla rivista “Limes”, raccolte almeno in due volumi, perché è un romanzo che “ferma” la storia della bonifica dell'Agro Pontino, che mette ordine.

La storia parte nel 1926, anno di inizio della bonifica più famosa e riuscita sotto il ventennio, ma affonda ancora più indietro attraverso il racconto dei Peruzzi, mezzadri veneti alla fine dell'Ottocento, una vera e propria stirpe, un genus come esempio, insieme ai ferraresi, gli emiliani e i friulani, e simile alla maggior parte di quei coloni da cui discendono gli abitanti dell'Agro Pontino. L'antefatto è la miseria della campagna, i disastri, soprattutto economici, della prima grande guerra, la rovina completa tanto che anche a generazioni di distanza si conserva l'esclamazione “maledéti i Zorzi Vila”, il nome dei conti proprietari delle terre con i quali si è sempre in debito per le carestie e le spese del raccolto. Raccontando la vicenda e le traversie dei Peruzzi, precoci simpatizzanti per l'ordine nuovo fascista, Pennacchi fa un ritratto del giovane Mussolini, degli anni fertili di formazione novecentesca e di grande instabilità dell'Italia, incubazione del fascismo europeo in fin dei conti, del periodo del primo dopoguerra: il biennio rosso e le lotte per il potere tra socialisti e fascisti, tra fratelli che si odiano, Romolo e Remo, Caino e Abele, anticipazione della guerra civile e della nascita della Resistenza. Il corpo epico del racconto si concretizza con la presa del potere di Mussolini, la bonifica, spiegata nei minimi particolari tecnici, l'esodo di più di trentamila persone in tre anni, pionieri in una sorta di nostrano far west e il faticoso inizio nelle terre strappate alla palude per tentare di sopravvivere. Uno dei tanti poderi dell'Opera nazionale combattenti viene affidato ai Peruzzi, di cui lo zio Pericle diventa il più autorevole pater familias, novello Enea contadino, proletario, fascista e violento, e nell'Agro comincia la lotta contro la malaria – sconfitta solo in seguito dagli americani con massicce dosi di d.d.t. – ma soprattutto l'opera di fondazione di città e di borghi a opera del Duce, l'ex rivoluzionario al potere che incomincia a credere alla propria propaganda e alla sua parodia della realtà. In mezzo c'è la guerra d'Abissinia con le sue tremende stragi che fanno da preludio al disastro della seconda guerra mondiale.

Un grande poema epico che vuole raccontare la storia d'Italia, Canale Mussolini, attraverso le vicende degli umili, episodi drammatici e altri comici, i grandi eventi della Storia, parti meno conosciute e le origini e le contraddizioni di un popolo. Alcuni episodi, alcuni racconti tra i più marginali rispetto alla Storia, resteranno a lungo nella memoria e nella mente dei lettori per intensità, forza e per il carico di pietas, come il crudo assassinio di un prete ribelle di Comacchio, o la morte accidentale di un bambino caduto dal treno verso la terra promessa. Inoltre alcuni intenti, proprio di ritorno e di retro-analisi sul fascismo, sembrano comuni alle ultime opere dei migliori registi italiani come il Vincere di Bellocchio e Le rose del deserto di Monicelli. I modelli dichiarati di Pennacchi sono noti: Il mulino del Po di Bacchelli per la tematica contadina, I promessi sposi di Manzoni per la commistione tra storie e Storia, La Geografia di Strabone per la curiosità topografica, La vita di Cellini per la scelta di uno stile spumeggiante e, perché no, l'Eneide di Virgilio per l'avventura, le guerre e l'esodo. Il limite, ma anche il punto di forza di questo romanzo, è la commistione di generi tanto in una narrazione confidenziale, da filò – il racconto nella tradizione veneta in una comunità contadina dopo il lavoro –, quanto molto interessante, linguisticamente, nel recupero del dialetto dei primi coloni che ormai si parla solo nei Borghi dell'Agro. Una commistione necessaria per far emergere un coro di voci che diano forza, per la prima volta, a un mito di fondazione nella palude redenta. In questo senso assume un valore fondamentale la cartina, nel retro copertina, che illustra il prima e il dopo della palude, che è inevitabile consultare durante le spiegazioni tecniche sulla bonifica. 

Pennacchi, dopo un fondamentale libro di formazione Il fasciocomunista (Mondadori 2003) sugli anni politici sessanta e settanta su un tema tabù come il neofascismo, dopo i racconti sulla sua esperienza in fabbrica Shaw 150 (Mondadori 2007) e molti altri libri di cui si ricorda solo un thriller horror proprio su Latina, Palude (Donzelli 1995), si conferma un grande scrittore alla sua opera più importante anche per il contributo alla costruzione di una memoria collettiva.           

       

 

Commenti

Canale Mussolini è un romanzo-storico, dove per storico è la falsificazione della storia. Il Fascismo di sinistra è il falso che serve all'autore per nascondere la provincia di Littoria quale espressione dell'ordine nuovo e della rivoluzione fascista, dove non veniva tolto ai ricchi e dato ai poveri (fascismo di sinistra) ma dove si forgiava l'uomo nuovo del 2000. La retorica della propaganda serve al testo per dare enfasi al Capo Carismatico di ieri per il ritorno enfatico al Capo Carismatico di oggi: l'Editore. Ecco cosa è la Docu Fiction di Canale Mussolini: un ritorno per l'Editore.....sulla pelle dei poveracci di allora e di oggi che cercano ancora l'identità da mediaset...
???
????????......."Una commistione necessaria per far emergere un coro di voci che diano forza, per la prima volta, a un mito di fondazione nella palude redenta. " Il mito di fondazione??? Ma il "mito" non è un fatto accaduto una sola volta che si reitera nel "mito"???. Per es. la palude è stata redenta due volte: una nel 1932 epoca in cui Gelasio Caetani (il principe latifondista) chiamò Canale Mussolini il canale della "acque alte" in occasione della fondazione di Littoria, provincia dell'ordine nuovo e della rivoluzione fascistissima. Dove i mezzadri guidati dal Cencelli ubbidivano per il riscatto della terra. La seconda redenzione dalla palude è avvenuta nel 1944 epoca in cui la palude occupava quasi il doppio del terreno bonificato nel '32. E il 09.04.'45 si ebbe il mito di fondazione di Latina....In realtà Canale Mussolini offre al lettore un'opportunità (rara) di conoscere i suoi natali e la sua nascita ideale negata dalla storia personale dei fondatori. Il lettore può così identifcarsi in Pericle. il personaggio Messianico che nasce, come il Gesù, nella stalla minata (dalle bombe al momento dell'esodo) da Armida. La femmina che per odio e vendetta si è concessa in onore del marito Pericle morto in Abissinia. Armida, come la Madonna parlava con le api e tutto il resto....Un finale epico necessario per chi non si sente di appartenere a questa terra e cerca nel redentore la similitudine....offerta da un'opera letteraria che da questo punto di vista assomiglia sempre più a una fiction.....melodrammatica e struggente.....litte italy.....
Da…: “Andrea Fantoni (l’alpino): Pennacchi, sai dirmi mica dove posso trovare documenti originali riguardanti tutto l'excursus della mia famiglia dal Friuli alle Pontine (ad Aprilia, per la precisione). Domande, timbri, carte bollate...ci sarà ancora un fascicolo su di loro dentro qualche sgabuzzino...da dove devo iniziare a cercare?” Mentre per Chiara Billè, insegnante che cerca punti per fare carriera con la laurea, con marito e figlio a carico, implora al Pennacchi l’intervista per la tesi di laurea (speriamo che l’argomento riguardi il pifferaio e i sorcini). Sono i documenti che testimoniano il panorama variegato di chi è appassionato dalla Docu Fiction di “Canale Mussolini”. Per es. sulle pagine di LTOggi del 20.06.’10 Marco Fioravante scriveva che lui, nato a Latina, si sentiva “figlio di un Dio minore” perché “era di origini abruzzesi e non di origini venete” come i giganti della fiction. La realtà supera quanto avevamo postulato: gli appassionati di “Canale Mussolini” si commuovono e sono impigliati nello struggimento di chi si sente senza radici e cerca aiuto nel carisma del Capo. La prospettiva offerta dal testo è di tipo messianico: se leggiamo il finale si scopre che i figli profani, come quelli della dea Armida equiparata alla Madonna dei campi (che parla con le api e si vuole vendicare del marito morto in Abissinia), nascono nella stalla di Betlemme minata dalla bombe, e così salvano con la loro fragilità e purezza la situazione. Ciò provoca, nell’ingenuo lettore, un processo identitario di chi non avendo avuto intimità coi genitori si sente mutilato e cerca nella soluzione messianica, (del Gesù nostrano dei nostri tempi) della Docu Fiction, il ristoro esistenziale. Ovviamente, come è logico, la strumentalizzazione è funzionale alla figura del Capo Carismatico che questa volta si attende che la scelta elettorale sarà scegliere il Berlusconi di sinistra contro il Berlusconi bianco. Se avevamo bisogno di una conferma dell’operazione editoriale “Canale Mussolini” ora abbiamo le prove………….. ."Una commistione necessaria per far emergere un coro di voci che diano forza, per la prima volta, a un mito di fondazione nella palude redenta. "
Mi sembra un'interpretazione un po' forzata e tendenziosa. Le continuità tra quel potere e questo sono sempre più evidenti e non è un caso che escano opere che riflettono sul fascismo in questa ottica. Pennacchi viene identificato con l'argomento tabu che lui stesso ha sdoganato (il fascismo di sinistra) ma paragonare la sua opera alla fiction strumentale mi sembra semplicistico e non giusto. Che esista poi un'egemonia culturale di destra è un'altra storia e non riguarda questo romanzo.
Pennacchi viene giustamente identificato per l'inventore del "fascismo di snistra" ed è stata la carta vincente che gli ha permesso, una decina di anni fa, di essere reclutato dalla Mondatori per sdoganare il fascismo buono di oggi facendolo apparire appunto...di sinistra, insomma tutelante. Come il nuovo Capo Carismatico di oggi che in fondo si vuol far credere che fa gli interessi dei poveri. La Docu Fiction Canale Mussolini è il parto di questa operazione maturata negli anni e solo ora doveva uscire...visto il clima. Il valore della fiction e nello sfacciato uso messianico del finale: la voce narrante Pericle junior come il risorto Messia....il tutto funzionale per rievocare nel lettore diseredato la fascinazione di rivivere le radici di una famiglia storica che ancora non è riuscito ad archiviare e/o seppellire. Chi è il lettore?. Può essere il figlio dei veneti ma anche il figlio di genitori separati, di genitori he sono stati assenti nell'infanzia ecc......Il lettore dunque come il soggetto alla ricerca di protezione e tutela del Capo Carismatico.....Padre unto dal signore....e non è pcoa cosa come operazioen editoriale....peccato che abusa del magico religioso per sfruttare sentimenti struggenti che meriterebbero ben altra attenzione umana e letteraria.....
Ussignùr, ma pure qui ti si trova, 'a Mattio'? Ma vatte a fa' na vita là fuori, lontano da Facebook e da internet su. Non ci guadagni nulla a inseguire & molestare chiunque osi anche solo cliccare un "mi piace" sulla pagina di facebook su Pennacchi.
Per stimolare il dibattito: Il contributo offerto dal Fantoni è emblematico per il nostro dibattito, egli rappresenta, senza ombra di dubbio, il “Pennachi’s man” devoto ai contenuti di Canale Mussolini. Sono del parere che tutti i fans sono un clone, da 1 a 10 il Fantoni è il massimo:10. Egli affascinato dal testo fonde il suo mondo con quello della Docu Fiction al punto tale che salta il confine del ragionevole e chiede all’autore “dove posso trovare documenti riguardanti tutto l’excursus della mia famiglia”. In sostanza chiede una prova storica, un documento, all’autore che garantisca la sua storia familiare. Ragionevolmente si può ipotizzare che sia la dimostrazione concreta ed emblematica che il Fantoni non ha seppellito o archiviato la sua storia familiare, lui ambisce alla perpetuazione del mito delle origini: come tutti quelli che si sentono affascinati da Canale Mussolini ( e sono tanti!!!). Credo che ciò sia dovuto al gioco magico che propone la letteratura del Pennacchi: più volte egli ha proposto al lettore la presenza di Mussolini nelle notti buie con la moto rombante sulla fettuccia dell’Appia. Un gioco demenziale ma appetitoso per chi è potenzialmente demente, ovvero per chi vorrebbe vivere in un'altra epoca, niente di più facile che portarsi nel passato per evadere il presente. Come avviene nella demenza: dimenticarsi il quotidiano per ricordarsi, limpidamente, ciò che è avvenuto cinquanta anni fa. Il rito della natività, riproposto nel finale di Canale Mussolini o Docu Fiction: l’Armida/Madonna che partorisce nel campo minato/stalladi Beltlemma il Gesù Pericle junior è la ripetizione di un mito che da duemila anni si ripete come natività e dunque facilita il meccanismo demenziale che da 1 a 10 coinvolge tutti e così il Fantoni chiede “dove possa trovare”. Ma la Dicu Fiction, per i progetti legati alla volontà di non archiviare tale periodo storico e nel riproporre il Duce che ancora circola con la moto rombante (oggi tale figura è sovrapponibile all’Editore), oscura i contenuti di una canzone antica scritta dai mezzadri che esprime tutta la loro tematica rintracciabile quale luogo comune. La canzone dice: “mi son vegnù in psicinara a cercar la morosa ma ghe avè ciapar la perniciosa (la malaria)”. La sintesi è cruda e concreta: sono venuto nella palude bonificata per cercare moglie e ho preso la malaria, ovvero la fregatura. A mio avviso è il dramma di questa comunità che da allora, in maniera sempre più penetrante, è afflitta dalla sindrome della fregatura, dell’imbroglio che comporta una vita di relazioni, con la realtà, sempre sul filo del rasoio e spericolata (come dimostra il trend delle morti traumatiche giovanili) espressione del fanatismo delle origini. L’esistenza di tale modello è davanti agli occhi di tutti, ma non in Canale Mussolini, perchè si è voluto rinforzare il fanatismo adrenalinico delle origini per rinforzare il vantaggio nel ritorno verso la dipendenza demenziale dal Capo Carismatico e perciò il testo ha un’alta funzione diseducativa.
Forse sotto ce qualcosa di personale: sei per caso un indiano dei castelli? A onor del vero le parti magiche stile centanni di solitudine mi sono sembrate le più deboli del romanzo (soprattutto quelle legate allarmida). La tua interpretazione mi sembra sempre un po forzata.
Ma tutti i commentatori, che cosi tanto bene giudicano la storia di Latina sono tutti Latinensi? e se si, sono tutti figli di Coloni? Beh perchè se volete fare la storia a modo vostro fate pure, putroppo per voi i racconti che fa Pennacchi nel suo libro sono racconti che si tramandano da padre in figlio qui in agro pontino, da nonno a nipote, e la nostra "cultura popolare" tramandata per via orale. Ora se volete persino provare a dire che il canale delle acque alte è stato fatto da Gelasio Caetani alemeno tirate fuori i documenti che lo dimostrano, visto che noi abbiamo migliaia di foto che documentano chiaramante i nostri nonni al lavoro sul canale mussolini che scavavano dal "pieno" e non rifacevano semplicemente un'alveo. I poderi venivano dati a riscatto, tanto è vero che ogni discendente di colono oggi è proprietario del proprio podere con i relativi ettari di terra, quindi tutta sta fregatura poi non c'è stata. In tutte le case dove c'è un vecchio colono non si sentirà mai parlar male di mussolini, in quanto qui è considerato l'unico che ha rispettato la parola data. Ora capisco che il revisionismo a molti non piace, tuttavia affermare che tutto ciò che fatto dal Fascismo fu soltanto errori o sbagli secondo me è come avere i paraocchi, ovvero negare l'evidenza della bontà di alcune azioni per puro spirito politico campanilistico. Questo è putroppo il motivo percui l'Italia non crescerà mai come paese, perchè tutto ciò che è e diverso dal nostro modo di vedere è sbagliato a prescindere, sinonimo di razzismo intellettivo e di una visione ristretta delle cose della vita.
Temo che la querelle sia ancora più misera: chi dice che il libro di pennacchi e pieno di falsi storici sembra spinto dallinvidia e dal narcisismo del proprio studio personale. Rileggendo i commenti più che di mito si vede il mitomane!
"Beh perchè se volete fare la storia a modo vostro fate pure, putroppo per voi i racconti che fa Pennacchi nel suo libro sono racconti che si tramandano da padre in figlio qui in agro pontino, da nonno a nipote, e la nostra "cultura popolare" tramandata per via orale." ed essendo tramandata per via orale la buona parte dei racconti sono fanfole: dai filò. "Ora se volete persino provare a dire che il canale delle acque alte è stato fatto da Gelasio Caetani alemeno tirate fuori i documenti che lo dimostrano, visto che noi abbiamo migliaia di foto che documentano chiaramante i nostri nonni al lavoro sul canale mussolini che scavavano dal "pieno" e non rifacevano semplicemente un'alveo." E' stato Gelasio Caetani e cambiare il nome dal 1929 al 1943, per maggiori informazioni si legga i lavori dello storico Annibale Folchi, anche il più recente "Cronache di guerra 1940-45 di Littoria". Qui le fonti non sono le copertine/propaganda della Domenica del Corriere (usate dal Pennacchi) ma documenti dell'archivio di stato. Qui non si parla dei salmoni e neanche della gente che faceva il bagno al canale delle acque alte che d'estate ha l'acqua alta di 30-50 cm..... "I poderi venivano dati a riscatto, tanto è vero che ogni discendente di colono oggi è proprietario del proprio podere con i relativi ettari di terra, quindi tutta sta fregatura poi non c'è stata." La fregatura è la sintesi della canzone dei coloni a lei sconosciuta(è la più nota) e se poi cerca i contratti di mezzadria con l'ONC scoprirà che i poderi sono stati ceduti pagando in grano e in sgheì (denaro) poi faccia due conti e ci dica quale era la forma di pagamento più vantaggiosa. La terra è stata riscattata con il lavoro e con l'imbroglio, ma certamente non è stata tolta ai ricchi per darla ai poveri....al Gelasio Caetani non è stata tolta una zolla di terra. E infine i poderi erano nella prospettiva della provincia dell'ordine nuovo e della rivoluzione fascistissima e il simbolo era "else et aratro", contenuto e rappresentato nello stemma cittadino di Littoria che è stato donato e restituito dalla mia famiglia alla città di Littoria. Si informi meglio.....lei. "In tutte le case dove c'è un vecchio colono non si sentirà mai parlar male di mussolini, in quanto qui è considerato l'unico che ha rispettato la parola data." Si è vero, e se asclotiamo meglio diranno tutti che hanno stretto la mano a Mussolini e che loro non hanno partecipato all'allagamento della terra bonificata insieme ai tedeschi nel '43, le bugie si sprecano....all'epoca era normale mentire: Vincere e vinceremo....i coloni del Duce di cazzate ne sapravano tante....come tutti i contadini quando gli viene chiesto qualcosa bisogna fare sempre la tara....... "Ora capisco che il revisionismo a molti non piace, tuttavia affermare che tutto ciò che fatto dal Fascismo fu soltanto errori o sbagli secondo me è come avere i paraocchi, ovvero negare l'evidenza della bontà di alcune azioni per puro spirito politico campanilistico." Cosa rispondere? Mi sono stufato della retorica sul fascismo che serve solo oggi per altri scopi, mi chiedo ma quando la smettiamo di fare pippe mentali sul fascismo? Quando archiviamo la fondazione di Littoria? Ma non vi basta lo scempio fatto dai nuovi fascisti espressione di questa terra? Chi ha ucciso Don Cesare Boschin??? Chi ha permesso alla camorra di sversare tonnellate di veleni nella pianura pontina???. Ma la mafia secondo voi non c'entra?.... "Questo è putroppo il motivo per cui l'Italia non crescerà mai come paese, perchè tutto ciò che è e diverso dal nostro modo di vedere è sbagliato a prescindere, sinonimo di razzismo intellettivo e di una visione ristretta delle cose della vita." ma non si è stufato di fare retorica???. Non le viene ancora il mal di testa?...io sono nauesato di questo furbismo di ritorno con i coloni del Duce, che sono stata cosa diversa dai bonificatori....
Maledeti i zorzi vila!
Contributo al dibattito....... Francesco Cossiga da Pasqua ha smesso di assumere i farmaci che lo proteggevano dalla comorbilità degli acciacchi dovuti all’età. Per i medici “Non voleva più stare in questo mondo” e liquidano l’argomento con “ la depressione, madre del disturbo bipolare (quella continua alternanza di stati di euforia e spaventosi cali dell’umore) e della sindrome di stanchezza cronica. Ne ha parlato pubblicamente Cossiga di come sci si sentiva: “Sono un depresso allegro”, ripeteva con ironia”. Ma siamo sicuri che le cose stiano così?. Analogo comportamento ebbi modo di riconoscerlo in un altro grande ex Presidente della Repubblica: Sandro Pertini. Come medico (Neurologo) ebbi modo di seguirlo nell’ultimo periodo della vita. Anche Pertini si era ritirato nella sua abitazione e aveva una grande difficoltà nell’accettare i limiti che le condizioni fisiche imponevano. In particolare rifiutava categoricamente di usare il pappagallo per urinare. Egli si imponeva sempre di svolgere la funzione in piedi, sentiva che l’operazione era conferma di decoro e dignità. Ed arriviamo al punto: quando si arriva ad un’età dove insistono dei limiti fisici la grande difficoltà consiste proprio nell’accettarli. L’esuberanza dei tempi passati diventa il peso insostenibile di qualcosa che non si vuole perdere, sul piano tecnico il soggetto è vittima di un risentimento furioso per il suo stato che a stento la “depressione” cerca di frenare. Per es. il Caravaggio ha avuto la grande intuizione di rappresentare tale condizione binaria con l’ultima versione del Davide e Golia. Il Davide rappresenta il passato mitico, grandioso, giovanile ( il pittore lo ritrae con l’autoritratto giovanile) che tiene la testa recisa di Golia (quest’ultimo è l’autoritratto da adulto). In sintesi che è inseguito da un passato giovanile che non si riesce ad archiviare si corre il rischio di esserne vittima con un impeto di un duello dove il vincente è il passato. Qualcosa del genere avviene anche nella demenza: quando ci si scorda del presente e si vive perennemente nel passato è l’equivalente dell’evasione da questo mondo. Eppure, Cossiga e Pertini, sono due figure molto diverse fra loro ma in comune un passato grandioso e rilevante: hanno partecipato alla costruzione della Repubblica e nel bene e nel male hanno assistito alla realizzazione di quel clima che poi è stata tangentopoli. Il loro periodo da reggenti del potere ha coinciso con lo sviluppo vertiginoso della corruzione e delle violenze e quindi in un clima incandescente. Per es. è stata l’epoca dove le compagnie assicurative diventavano banche (con la complicità della classe politica e della magistratura). E allora quale è stata l’ultima lezione che ci ha offerto Cossiga?. Ci ha ricordato che non siamo ancora sufficientemente preparati ad affrontare la decadenza e l’involuzione fisica soprattutto quando abbiamo alle spalle un passato mitico da epopea pieno di adrenalina e di storia segreta. Oggi sembra che tutto si debba nascondere nel termine “depressione” con la pretesa di capire tutto e liquidare una problematica così delicata. Per es. per rimanere nell’oggi il fatto che il premio Strega sia stato assegnato a un racconto (che è poi una telenovela), come “Canale Mussolini” dove l’operazione editoriale e commerciale è stucchevole perchè si sfrutta come interesse un passato mitico che non si vuole archiviare. Un passato che si vuole reiterare nella realtà ad esclusivo vantaggio della figura carismatica del Capo di ieri (Mussolini) con un ritorno di vantaggio al Capo Carismatico di oggi. Un Capo, per giunta rappresentato con la famiglia dell’Editore, è il segno dei tempi. E’ come riproporre un passato per evadere da un presente scomodo e pieno di responsabilità. Come dire ancora una volta si propone l’evasione da questo mondo. Mattioli Gianluca neurologo e psicoanalista; www.gmattioli.it
Lascialo perde Nicò, un consiglio da amico. Questo Mattioli cerca visibilità attraverso Pennacchi. Malàdeti Zorzi Vila.
Penso sia un caso da portare all'attenzione dell'ordine quello di un professionista che racconta cose private di un suo paziente per accrescere la propria auctoritas su un blog. Chiederei al buon Nicola Villa di cancellare il post - che trovo di una volgarità sconvolgente - se gli è possibile.