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Fanfole di Nicola Villa

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Mario Soldati tra Orwell e McCarthy

Si tratta di una riscoperta vintage. Quella che si potrebbe definire una “chicca” della narrativa degli anni settanta del Novecento letterario italiano.  

Smeraldo
 Lo smeraldo è uno dei tardi romanzi di Soldati: pubblicato nel 1974. Ed è un libro di fantascienza particolarissimo che da una parte cita Orwell e addirittura anticipa un certo genere apocalittico alla McCarthy.

La trama è molto originale: all'inizio del racconto troviamo Soldati, o il suo personaggio, che a New York incontra un misterioso veggente, Count Cagliani, esperto in fenomeni geologi, il quale gli rivela l'esistenza di un prezioso smeraldo appartenente di diritto a Soldati stesso. Il ritrovamento della pietra, nascosta in un piccolo paese ligure, non è solo remunerativo, ma per strane coincidenze astrologiche porta il nostro ad avere una visione profetica di futuro attraverso uno stato alterato della coscienza, un sogno lunghissimo e inquietante. Soldati si risveglia, nel sogno, in un futuro non troppo lontano dove è stato costretto a cambiare nome e vita: adesso si chiama Andrea Tellarini, vive a Tellaro, non si occupa più di cinema e di letteratura ma è diventato un discreto pittore. Ben presto scopriamo che vive nel nord dove, dopo un terzo conflitto mondiale, si è instaurato un regimo totalitario militare transnazionale che basa il suo potere sul controllo totale dei suoi cittadini-sudditi, delle comunicazioni, delle nascite attraverso l'incoraggiamento dell'omosessualità, della scrittura della storia (qui il pezzo che ricorda più 1984). Per fare alcuni esempi il nord Italia è controllato da militari russi, mentre la Francia dai portoghesi e le infrastrutture come le comunicazioni e i trasporti sono tecnologicamente avanzati come si conviene a un nord del mondo ricco che si è riuscito a sbarazzare del sud povero. Nonostante il controllo sociale e le menzogne del potere, in questo futuro distopico, ci dice Soldati con gli occhi di Tellarini, ci sono alcuni aspetti positivi come il superamento del consumismo: ogni cittadino riceve infatti una retta fissa fondamentalmente per non disturbare il potere. Nel sogno Soldati alias Tellarini ha ritrovato lo smeraldo ma non può rivenderlo al nord, perché il commercio è stato abolito appunto, e l'unica speranza è quella di raggiungere il sud e il suo regime, anche quello autoritario, accompagnato dal figlio, attraversando “la Linea” che divide in due l'Italia e il mondo. Infatti, dopo il conflitto mondiale, gli stati del nord e del sud sono arrivati alla conclusione di spartirsi fisicamente il globo e, attraverso dei satelliti atomici (sic!: questa è la soluzione più strampalata), hanno creato una no mans land, una linea di territorio dove tutto è stato distrutto e inquinato per sempre. Soldati/Tellarini decide di rischiare e tentare l'attraversamento, in bicicletta, con il giovane figlio di questo territorio desolato: è allora che Lo smeraldo si trasforma in un viaggio di passaggio in un territorio distrutto che ha solo il ricordo della civiltà (un viaggio simile al La strada di McCarthy), sulla vecchia Cassia e poi tra le rovine di Roma. Ma se da una parte l'immagine è quella ricorrente dell'apocalisse e della nostalgia dell'umano, dall'altra gli occhi che ci raccontano il paesaggio sono sempre quelli di Soldati, quelli del divulgatore, dell'amante della topografia e dei viaggi: così il viaggio diventa il pretesto per ricordare luoghi, una cena di fortuna a base di rane si trasforma in una ottima parentesi etnogastronomica. Infine arrivati al sud, abbiamo un'altra sorpresa: il regime degli stati del sud, un regime arabo-cinese-africano-australiano-latinoamericano, ha alcuni tratti simili a quello del nord, come il controllo e la menzogna sistematica, ma è come se fosse un futuro arretrato ricco di fascino vintage e quasi steam punk. All'innovazione tecnologica ha infatti accompagnato una dedizione per l'estetico, per le riconversioni ecologiche, cosicché sembra un futuro che ha mantenuto molte delle caratteristiche del passato. Da farci un film.