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Fanfole di Nicola Villa

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Diario di un addio di Scarnera

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Diario di un addio
di Pietro Scarnera (Comma 22, 80 pagine per 12 euro)

 

Non si può che avere rispetto per una graphic novel, quella del trentunenne torinese-bolognese Pietro Scarnera, che affronta un tema così personale e difficile: il racconto biografico dell’assistenza a un padre in stato vegetativo per cinque lunghi anni. Diario di un addio è una di quelle rare testimonianze di chi si trova condannato ad assistere un caro, un famigliare, un amico costretto da uno stato vegetativo che lascia poche speranze di guarigione. Il racconto di Scarnerà è una sorta di archeologia affettiva sul corpo del padre, un corpo diventato irriconoscibile, una lunga elaborazione del lutto che possa dare un senso all’attesa della morte, che possa recuperare l’immagine del padre al di là della malattia. Un fumetto freddo, in fondo, che descrive il punto di vista stanco e distrutto di chi prima si è illuso di una impossibile guarigione e poi riesce a uscire da questo tempo sospeso delle giornate tutte uguali passate in una corsia d’ospedale, tentando di salvare almeno il ricordo pre-malattia. Il romanzo di Scarnera rischia di essere schiacciato da due grandi classici di questo linguaggio, Il grande male di David B. e Lucile di Debeurme, e pone di fronte a un dubbio: è il tema che convince in quest’opera anche più della quasi totale assenza di grazia nello stile?