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Fanfole di Nicola Villa

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Pietro Bianchi: un maestro dimenticato

Pietro BianchiNel 1955 Attilio Bertolucci chiamò a collaborare Pietro Bianchi al "Gatto Selvatico", la rivista culturale dell'Eni. Oggi l'Eni ripubblica le brevi recensioni del critico cinematografico, con quattro articoli, apparse su quella rivista con una introduzione di Tullio Kezich, "Il meglio di Pierino", che è forse l'ultima cosa scritta dal critico triestino prima di morire. Questo bel libretto intitolato a Bianchi, sottotitolo "inedita energia", raccoglie cinquanta recensioni da "Gioventù bruciata" del 1955 a "Il Vangelo secondo Matteo" del 1964 corredate con delle belle foto di scena dei film.

Bianchi, da quanto si capisce da queste recensioni, non era un critico con un occhio particolare, una visione originale, un atteggiamento rigoroso e un puntiglio censorio, ma era un critico che aveva assorbito il cinema naturalmente alla letteratura e quindi riempiva le sue recensioni di riferimenti letterari. Per lui l'arte, il cinema la letteratura l'arte figurativa insieme, non può essere divisa in categorie, ma deve essere un fenomeno trasversale. Una scoperta, un maestro dimenticato.